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Canone di concessione degli stadi in Serie B: quanto pagano i club ai Comuni

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Nei cont economici dei un club il canone di concessione degli stadi in Serie B non è una delle voci più pesanti, ma è certamente una delle più variabili da piazza a piazza. La quasi totalità della cadetteria gioca in impianti di proprietà comunale, regolati da convenzioni pluriennali che fissano un corrispettivo annuo e ripartiscono gli oneri di manutenzione.

Le cifre, pur non avendo l’impatto di stipendi e ammortamenti, raccontano il legame fra società e amministrazione, la qualità della trattativa politica e la capacità del club di sfruttare l’impianto sul piano commerciale.

Come funziona la concessione amministrativa

La concessione amministrativa dell’impianto sportivo è lo strumento con cui il Comune affida la gestione dello stadio al club, in regime di esclusiva o quasi esclusiva, per periodi che oscillano tra cinque e dieci anni rinnovabili. Il club versa un canone annuo, si impegna alla manutenzione ordinaria e talvolta a parte di quella straordinaria, mentre l’ente locale resta proprietario dell’immobile.

Una via parallela, più recente, è il diritto di superficie su orizzonti molto più lunghi: il Frosinone lo ha ottenuto sul Benito Stirpe per quarantacinque anni, l’Empoli sta lavorando a settantatré anni per il nuovo Castellani. Su questo modello il club costruisce o riqualifica, in cambio di un periodo sufficiente ad ammortizzare l’investimento.

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Una forbice ampia: dai quindicimila ai trecentomila euro

Le cifre confermate dagli atti comunali raccontano una sproporzione marcata. Il Modena paga novantamila euro annui per il Braglia in Serie B, secondo la concessione approvata nel 2023 con durata di sei anni più sei. Il Benevento corrisponde 110.304,50 euro per il Vigorito, sulla base della proroga concessa nel maggio 2025. Il nuovo bando del Consiglio comunale di Bari per il San Nicola fissa il canone in centodiecimila euro nella stessa categoria.

Il Palermo si colloca all’estremo superiore: 341.150 euro per il Barbera a regime, dopo la riduzione temporanea concessa nel periodo dell’emergenza sanitaria. All’opposto sta l’Empoli, che per il Castellani versa una cifra simbolica nell’ordine dei quindicimila euro annui, dato più volte richiamato nel dibattito pubblico cittadino sul progetto del nuovo impianto.

Il canone variabile legato alla categoria

Negli ultimi anni si è affermato un modello modulato per serie sportiva, che lega la cifra alla categoria in cui milita il club. Il Modena paga trecentomila euro in A, novantamila in B, sessantamila in C, trentamila in D. Il bando del San Nicola adotta la stessa logica: seicentosessantamila euro in A, centodiecimila in B, sessantamila in C.

È una formula che rende più sostenibile la gestione nei momenti di flessione sportiva, evitando che la convenzione resti tarata su un livello economico non più coerente con i ricavi. Il principio è semplice: il canone segue la capacità di generare incassi dell’impianto.

Quanto vale davvero la concessione degli stadi in Serie B

Il canone formale è solo una parte del costo reale dell’impianto. Sulle spalle del concessionario gravano in genere le manutenzioni ordinarie, le utenze o un loro rimborso forfettario, gli adeguamenti di sicurezza, gli investimenti su spalti, spogliatoi, illuminazione e hospitality. A Modena il Comune si è fatto carico delle utenze contro un rimborso forfettario annuo di centocinquantamila euro più Iva.

La sostanza è una sola: una concessione bassa nasconde quasi sempre obblighi di investimento alti, e viceversa. Per i club della cadetteria la convenzione resta uno dei nodi più delicati, perché lega il futuro del bilancio alle scelte dell’amministrazione locale e alla solidità del rapporto con la città.

FAQ

Quanto paga il club più caro della Serie B per usare lo stadio?
Tra i casi documentati pubblicamente il Palermo è la piazza con il canone più alto: poco più di trecentoquarantamila euro annui per il Barbera, secondo la delibera comunale a regime.

21 Giugno 2026

Jacopo Giuccioli

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