C’è un Davide Ballardini diverso dal solito, e sta prendendo forma ad Avellino.
Arrivato sulla panchina degli irpini il 18 febbraio, il tecnico ravennate ha impiegato poco per cambiare volto alla squadra. Dopo un avvio complicato, l’Avellino ha trovato continuità, raccogliendo 13 punti nelle ultime 7 partite: abbastanza per allontanare la zona retrocessione e, allo stesso tempo, rientrare in corsa per i playoff, oggi distanti appena un punto.
Un rendimento che sorprende ancora di più se si guarda al passato di Ballardini in Serie B. Prima di questa stagione, infatti, aveva vinto solo una delle 11 partite disputate nel campionato cadetto, tra le esperienze con il Pescara (2006/07) e la Cremonese di due anni fa.
Eppure, proprio ad Avellino, sembra aver trovato un equilibrio diverso. Forse anche per questo, parlando a La Gazzetta dello Sport, ha scelto una definizione che dice molto del suo approccio:
“Se la Serie B assegnasse gli Oscar, ambirei a quello di attore non protagonista”.
Una battuta che racconta bene il suo modo di stare in panchina. E, in fondo, anche la volontà di non essere incasellato in ruoli precisi. Ballardini ha infatti voluto prendere le distanze anche dall’etichetta che lo accompagna da anni:
“L’etichetta di mister salvezza me l’hanno messa i giornalisti ed è una stupidata. Perché, se si guarda bene il percorso fatto, ho fatto meglio quando ho iniziato piuttosto che quando sono subentrato, come al Genoa, o al Palermo quando mi sono dimesso. O alla Lazio, vincendo la Supercoppa. Sono fatti oggettivi”.
Ad Avellino, più che un semplice “traghettatore”, sembra voler essere qualcosa di diverso. Anche perché l’impatto con la piazza è stato più forte del previsto:
“È una piazza di straordinaria importanza. Ho conosciuto un ambiente nuovo, posti nuovi, non pensavo che la squadra fosse così importante per la comunità. La squadra rappresenta una provincia intera, che è molto ampia, c’è tanto affetto e i tifosi ci sostengono ovunque. Non conoscevo Avellino, ero ignorante, non mi rendevo conto di cosa ci fosse attorno alla squadra e lo scopro poco alla volta.”
C’è poi il campo, dove si vede anche la sua idea di calcio. Una visione chiara che affonda le radici nei suoi grandi riferimenti:
“Sacchi è stato un punto di riferimento per tutti gli allenatori. C’è chi dice che è stato la rovina dei settori giovanili, di certo per noi è stato un riferimento: c’è stato il calcio prima di Sacchi e quello dopo Sacchi. Da allenatore curioso cerco di prendere dai più bravi, come Guardiola. Non ho mai seguito il calcio di Gasperini, Juric, Palladino: un indirizzo molto chiaro, ma non paragonabile a quello di Sacchi e Guardiola”
Risultati, ambiente, idee: ad Avellino sta emergendo una versione diversa di Ballardini, e con i playoff lì, a un passo, la sua stagione potrebbe avere ancora molto da raccontare.
