Oggi Diego Simeone è uno degli allenatori più riconoscibili d’Europa e ha appena riportato l’Atletico Madrid in semifinale di Champions League a distanza di nove anni dall’ultima volta. Ma nella sua carriera da calciatore c’è anche un capitolo poco raccontato: una stagione in Serie B.
È il 1991/92. Il Pisa riparte dalla Serie B dopo la retrocessione e in rosa c’è anche un giovane argentino di 21 anni, arrivato l’anno prima dal Vélez Sarsfield: Diego Pablo Simeone.
La stagione parte male, anzi malissimo. Tre sconfitte nelle prime tre partite e il presidente Romeo Anconetani decide subito di cambiare: via Luca Giannini, dentro Ilario Castagner. Il Pisa si rialza e sfiora la promozione, ma il clima resta tutt’altro che tranquillo.
Simeone, tra qualche acciacco e l’adattamento al calcio italiano, chiude con 24 presenze e 2 gol. Numeri discreti, ma non ancora da protagonista assoluto. Eppure, è proprio lui a diventare, suo malgrado, il centro di uno degli episodi più emblematici di quella stagione. A raccontarlo è stato lo stesso Castagner a “Il Foglio“:
“Solo una volta Anconetani mi ha tenuto il muso. Simeone si era fatto male una caviglia in allenamento e da infortunato lo avevano trovato qualche giorno dopo in discoteca. Anconetani valeva dargli una lezione, ma io una volta recuperato l’ho convocato per la trasferta di Cesena perché era uno dei nostri migliori giocatori. Il presidente, che non mi chiedeva mai la formazione in anticipo, quando vide i convocati chiamò il segretario della società, urlandogli: ‘Castagner è esonerato!’ Poi vincemmo la partita e non disse più niente, ma per un po’ è rimasto arrabbiato”
Pochi mesi dopo, Simeone lascerà l’Italia per trasferirsi al Siviglia. Ma quella parentesi pisana resta uno dei primi segnali del suo carattere: talento, personalità e un certo gusto per il caos.
