Nella Serie B 2025-26 ci sono due club che appartengono a strutture di proprietà multi-club. Il Palermo fa parte del City Football Group, la holding fondata dall’Abu Dhabi United Group che controlla l’80% del club rosanero e che gestisce tra gli altri il Manchester City. La Juve Stabia è invece di proprietà di Brera Holdings, società irlandese quotata al Nasdaq che detiene il 52% del club campano e opera un portafoglio di club distribuiti in campionati di diverso livello in Europa, Asia e Africa.

Come funziona il modello
Il principio alla base del multi-club ownership è la condivisione di risorse tra club diversi appartenenti alla stessa struttura. Il City Football Group ha proposto un sistema centralizzato che fornisce supporto tecnico, commerciale, digitale e formativo a ogni singola squadra, mantenendone le peculiarità locali. Dalla raccolta dati avanzata alle metodologie condivise di allenamento, dalla gestione manageriale al marketing territoriale, tutto viene ottimizzato per creare sinergie.
Per il Palermo questo significa accesso alle tecnologie sviluppate a Manchester, a una rete globale di scouting e a competenze manageriali che difficilmente un club di Serie B potrebbe costruire autonomamente. Un esempio concreto: nell’estate 2025 il precampionato si è aperto con un’amichevole al Barbera contro il Manchester City davanti a 35.000 spettatori, un evento che ha generato visibilità internazionale e ricavi commerciali altrimenti inaccessibili per una squadra di cadetteria.
Il modello di Brera Holdings è più giovane ma già misurabile. Nel corso della stagione 2024-25, sotto la gestione Brera, il valore di mercato della Juve Stabia è cresciuto del 245%, arrivando a 32 milioni di dollari rispetto ai 9,3 milioni iniziali. Una crescita che racconta come il mercato stia iniziando a prezzare diversamente i club inseriti in strutture multi-club rispetto a quelli a gestione tradizionale.
I vantaggi economici concreti
Per un club di Serie B entrare in una struttura multi-club significa accedere a risorse che i soli ricavi da botteghino e diritti televisivi della cadetteria non potrebbero garantire. Sul piano del mercato, la rete di scouting condivisa abbassa i costi di acquisizione dei giocatori.
Lato commerciale, il brand del gruppo porta sponsor internazionali che non avrebbero mai guardato a un club di seconda divisione. Riguardo la valorizzazione degli asset, la possibilità di pianificare i trasferimenti all’interno del network rende le plusvalenze più prevedibili.
I rischi del modello
Il modello non è privo di criticità. Il rischio più evidente è quello dell’identità: la pressione verso l’omologazione delle metodologie può entrare in conflitto con la storia e la cultura locale di un club.
C’è poi il tema del conflitto di interessi: quando due club dello stesso gruppo si trovano a competere nello stesso campionato, la gestione degli scouting condivisi e dei potenziali trasferimenti interni diventa delicata. Infine, la dipendenza da un proprietario estero con interessi diversificati espone il club a decisioni strategiche che possono cambiare rapidamente in base alle priorità del gruppo.
Cosa significa per la Serie B
La presenza di strutture multi-club nella cadetteria è un segnale di attrattività del sistema italiano verso capitali internazionali. Ma chi compete contro Palermo e Juve Stabia si trova di fronte a organizzazioni con risorse e competenze strutturalmente superiori a quelle dei club a gestione tradizionale. Il livello medio della categoria si alza, ma si allarga anche la forbice tra chi ha accesso a questi modelli e chi no.
FAQ
Cos’è il modello multi-club nel calcio? Un sistema in cui una holding controlla più club in campionati diversi, condividendo risorse di scouting, metodologie e competenze manageriali per creare sinergie e massimizzare il valore degli asset sportivi.
Quali club di Serie B appartengono a strutture multi-club? Nella stagione 2025-26 il Palermo fa parte del City Football Group, mentre la Juve Stabia è di proprietà di Brera Holdings, società irlandese quotata al Nasdaq.
