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Fair play finanziario in Serie B: come funzionano i controlli economici sui club

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L’espressione fair play finanziario è entrata nel linguaggio comune del calcio grazie alla UEFA, che la utilizza per i club impegnati nelle competizioni europee. Ma un sistema di controllo economico esiste, e con regole proprie, anche per i campionati nazionali italiani, Serie B compresa.

Si tratta di un meccanismo meno noto al grande pubblico, eppure decisivo: è il filtro che ogni anno stabilisce quali società hanno i conti in ordine per iscriversi al campionato e operare sul mercato. Conoscerlo aiuta a capire perché un club può essere competitivo sul campo e fragile sui bilanci.

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Il sistema delle Licenze Nazionali

Lo strumento attraverso cui la FIGC verifica la solidità economica dei club si chiama Manuale delle Licenze Nazionali. È un documento aggiornato ogni anno che fissa gli adempimenti, le scadenze e i parametri necessari per ottenere il via libera alla partecipazione ai campionati professionistici. Per la Serie B il sistema prevede il deposito di documentazione contabile presso un’apposita Commissione, secondo termini perentori che non ammettono ritardi.

Il principio è semplice: l’iscrizione non è un atto automatico. Una società deve dimostrare di poter sostenere economicamente un’intera stagione. Il controllo si articola su scadenze intermedie durante l’anno e su una verifica finale nella finestra estiva, quella che precede l’avvio del nuovo campionato.

I tre indicatori che contano nel Fair play finanziario Serie B

Il cuore del sistema è costituito da tre indicatori economico-finanziari, calcolati secondo quanto previsto dall’articolo 85 delle Norme Organizzative Interne della FIGC. Il primo, e il più importante, è l’indicatore di liquidità. Introdotto nel 2015, misura il rapporto tra le attività correnti e le passività correnti di una società: in sostanza, valuta la capacità del club di far fronte ai debiti di breve periodo con le risorse disponibili. Per la stagione 2026/2027 la soglia minima richiesta in Serie B è fissata a 0,8.

Gli altri due indicatori hanno funzione correttiva. L’indicatore di indebitamento misura il livello complessivo dei debiti rispetto alle risorse della società e ha un livello-soglia di riferimento di 1,2. L’indicatore di costo del lavoro allargato valuta invece il peso degli stipendi e degli ammortamenti dei cartellini sui ricavi: è il termometro della sostenibilità del monte ingaggi. Quando questi indicatori correttivi superano i valori-soglia, l’eventuale carenza finanziaria rilevata dall’indicatore di liquidità viene aggravata, con un incremento dell’importo da ripianare.

Cosa succede se i conti non tornano

Quando una società non rispetta l’indicatore di liquidità minimo, si determina una cosiddetta carenza finanziaria. Non è automaticamente una condanna: la società viene informata dell’importo necessario per ripianare lo squilibrio e ha la possibilità di intervenire, tipicamente con un aumento di capitale o con il deposito di garanzie. È un meccanismo che punta più al risanamento che alla sanzione.

Le conseguenze scattano quando le scadenze non vengono rispettate. Il mancato adempimento entro i termini perentori costituisce illecito disciplinare e viene sanzionato, su deferimento della Procura Federale, dagli organi della giustizia sportiva. Per la stagione 2026/2027 il Manuale prevede, ad esempio, la penalizzazione di un punto in classifica per l’inosservanza di specifici termini. Nei casi più gravi, l’impossibilità di sanare la propria posizione può tradursi nella mancata iscrizione al campionato.

Le tutele per le neopromosse

Il sistema prevede alcune attenuazioni per i club che arrivano dalle categorie inferiori. Le società neopromosse dalla Serie C alla Serie B, così come quelle che nelle tre stagioni precedenti hanno disputato almeno un campionato di Serie C, beneficiano di una riduzione dell’eventuale carenza finanziaria da ripianare. È un riconoscimento della diversa scala economica con cui operano i club di terza divisione, e serve a evitare che il salto di categoria si trasformi immediatamente in un ostacolo insormontabile sul piano contabile.

Perché il fair play finanziario riguarda tutti i tifosi

Si tende a considerare i controlli economici come materia da addetti ai lavori, distante dal campo. È un errore di prospettiva. Gli indicatori di liquidità, indebitamento e costo del lavoro determinano in modo concreto cosa può fare un club: quanti e quali giocatori può tesserare, con quali ingaggi, con quali margini di mercato. Una società con indicatori in difficoltà opera con vincoli stringenti, anche quando i risultati sportivi sembrano dire altro.

Il sistema italiano è perfettibile e oggetto di un dibattito continuo, soprattutto sul livello a cui fissare le soglie: troppo alte rischiano di penalizzare i club, troppo basse non proteggono il campionato. Resta però uno degli strumenti centrali per la sostenibilità del calcio professionistico. Capire il fair play finanziario significa leggere la Serie B non solo per quello che mostra in campo, ma per la struttura economica che la regge.

31 Maggio 2026

Jacopo Giuccioli

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