Dopo la retrocessione dalla Serie A, il Pisa riparte da Paolo Bianco per guidare la ricostruzione del progetto nerazzurro. Pugliese, ex centrocampista, Bianco ha costruito la propria carriera in panchina passando dai settori giovanili del Sassuolo agli staff di Roberto De Zerbi, tra Sassuolo e Shakhtar Donetsk, e successivamente a quello di Massimiliano Allegri alla Juventus.
In seguito ha intrapreso il percorso da capo allenatore con Modena, Frosinone, dove ha conquistato la salvezza, e infine Monza, con cui ha ottenuto una storica promozione in Serie A prima di lasciare la Brianza al termine della stagione.
Andiamo ad analizzare come potrebbe giocare il nuovo Pisa di Paolo Bianco.
Fase difensiva: blocco basso a tre e densità centrale
L’esperienza maturata a Monza offre le indicazioni più significative su come Bianco strutturerà la fase di non possesso. Alla base del suo sistema c’è quasi sempre una difesa a tre, supportata da due esterni a tutta fascia, una coppia o un trio di centrocampisti centrali e due trequartisti alle spalle dell’unica punta. Sulla carta si tratta di un 3-4-2-1 o di un 3-5-2, ma durante la partita il sistema cambia continuamente forma in base alle diverse situazioni di gioco.
I principi difensivi osservati a Monza e, in precedenza, a Modena raccontano una squadra che punta soprattutto su:
- Compattezza e blocco corto: la squadra riduce gli spazi tra i reparti, mantenendo un’altezza media e privilegiando l’equilibrio rispetto a un pressing ultra aggressivo in stile Gasperini.
- Riaggressione immediata: dopo la perdita del pallone, soprattutto nella trequarti offensiva, l’obiettivo è riconquistarlo rapidamente per evitare ripartenze pulite degli avversari.
- Scivolamenti della linea difensiva: quando un centrale esce in anticipo sull’uomo, la linea si ricompone grazie all’arretramento di un centrocampista, mentre gli esterni possono abbassarsi fino a formare una difesa a quattro o a cinque.
- Copertura degli spazi laterali: uno degli aspetti più delicati del 3-5-2 e del 3-4-2-1. In assenza del terzino di ruolo, il lavoro ricade sugli esterni e sul centrale più vicino alla zona del pallone.
Per il Pisa questo significa avere a disposizione difensori centrali forti nel gioco aereo e negli anticipi, profili simili a Canestrelli, affiancati da un braccetto più dinamico e capace di accompagnare l’azione. Sugli esterni serviranno invece giocatori con grande resistenza e intensità, in grado di coprire tutta la fascia nelle due fasi.

Fase offensiva: fluidità, ampiezza e centrocampo in continua rotazione
In fase di costruzione il marchio di fabbrica di Bianco è rappresentato dalla fluidità posizionale. I tre difensori si allargano per ricevere il pallone dal portiere, mentre uno dei centrocampisti si abbassa davanti alla difesa per garantire superiorità numerica contro il primo pressing avversario.
Da qui la squadra cerca di sviluppare l’azione sfruttando soprattutto le corsie laterali. Gli esterni sono chiamati ad allargare il campo per creare ampiezza e ricevere in isolamento, mentre i centrocampisti ruotano continuamente per offrire nuove linee di passaggio e rendere meno prevedibile la manovra.
Una volta arrivata nella trequarti offensiva, la squadra assume un assetto ancora più offensivo. Gli esterni si alzano sulla linea dei trequartisti, dando vita a strutture vicine al 3-2-4-1 o al 3-2-1-4. In questa zona del campo diventano determinanti i movimenti dei due giocatori alle spalle della punta, chiamati a inserirsi tra le linee oppure a rifinire l’azione favorendo gli inserimenti dei compagni.
La punta centrale, spesso unica, non è soltanto un finalizzatore, ma rappresenta soprattutto un punto di riferimento per la squadra, chiamata a giocare di sponda e a favorire lo sviluppo della manovra.
Per il Pisa, che nelle ultime stagioni ha già mostrato una certa familiarità con i sistemi a tre, il vero salto di qualità dovrà arrivare dalla capacità di modificare l’assetto tattico durante la gara senza ricorrere ai cambi, mantenendo sempre gli stessi principi di occupazione degli spazi.
Che calciatori servono sul mercato
Le caratteristiche del gioco di Paolo Bianco delineano con chiarezza l’identikit dei profili più adatti al suo progetto tecnico e non è un caso che le prime mosse di mercato della dirigenza nerazzurra sembrino andare proprio in questa direzione.
Serviranno difensori centrali completi, dotati di forza fisica e qualità nel gioco aereo, affiancati da un braccetto rapido e abile nell’impostazione, chiamato ad accompagnare la manovra in fase di possesso. Sugli esterni saranno fondamentali giocatori di grande corsa e resistenza, capaci di garantire equilibrio tra fase difensiva e offensiva, ma anche qualità nell’uno contro uno e precisione nei cross. L’interesse per Matteo Cocchi dell’Inter e Simone Zanon della Carrarese sembra confermare questa strategia.
Davanti alla difesa sarà importante inserire un regista di qualità, bravo nello smarcamento e nella gestione della prima costruzione: un identikit che sembra corrispondere a Giuseppe Leone, arrivato dalla Juve Stabia.
Anche sulla trequarti Bianco cercherà giocatori duttili, capaci di muoversi tra le linee, inserirsi senza palla e alternarsi nelle posizioni. Tra i profili seguiti rientra anche il giovane Tommaso Marras, esterno offensivo classe 2004.
Infine, in attacco, servirà un centravanti capace di lavorare per la squadra, più uomo di raccordo che semplice finalizzatore, in un mercato che lo stesso Bianco ha definito povero di veri riferimenti offensivi.
La linea tracciata dalla società per questa finestra estiva, basata sull’inserimento di giovani italiani di prospettiva accanto a giocatori già pronti per la categoria e alla valorizzazione della vecchia guardia nerazzurra come collante dello spogliatoio, appare perfettamente coerente con l’idea di calcio propositivo, dinamico e fondato su possesso, rotazioni e occupazione razionale degli spazi che Paolo Bianco vuole portare a Pisa.
