Nella quarta giornata di Campionato di Serie B, al Manuzzi Cesena e Cremonese si sono affrontate partendo da due strutture tattiche differenti. Alessandro Diamanti ha schierato il Cesena con un 4-2-3-1, con Bisoli e Guidi a protezione della linea difensiva e un reparto offensivo composto da Pagano, Fiori e Druiventak alle spalle di Shpendi. Fabio Pecchia ha invece optato per un 3-5-2, con Bianchetti, Luperto e Vogliacco davanti ad Agazzi, cinque uomini a centrocampo e la coppia Bonazzoli-Berti in avanti. La differenza strutturale ha prodotto una partita interessante, addentriamoci nell’analisi tattica Cesena-Cremonese.
Il primo tempo: Cesena efficace, Cremonese più manovriera
La prima frazione ha mostrato un Cesena molto aggressivo senza palla e particolarmente efficace quando riusciva a recuperare il possesso e verticalizzare rapidamente verso Shpendi. Il centravanti bianconero è stato il principale riferimento offensivo, attaccando soprattutto la profondità e cercando di sorprendere la linea a tre della Cremonese.
Proprio da un movimento in profondità è arrivato il vantaggio al 22′: Shpendi ha attaccato lo spazio alle spalle della difesa e ha trovato la conclusione vincente. La Cremonese, pur mantenendo una maggiore continuità nel possesso, ha faticato a trasformare il controllo territoriale in occasioni realmente pericolose.
Il piano del Cesena era quindi abbastanza chiaro: compattezza tra i reparti, aggressività inpressione e ricerca immediata della verticalità, soprattutto quando Shpendi poteva correre alle spalle dei difensori. La Cremonese, invece, provava a costruire con maggiore pazienza, sfruttando la superiorità numerica del proprio centrocampo.
Il secondo tempo: il 2-0 cambia gli equilibri
La ripresa si apre con un Cesena ancora aggressivo e capace di attaccare gli spazi. Al 59′ arriva il raddoppio di Shpendi su calcio di rigore, episodio che porta il risultato sul 2-0 e sembra premiare definitivamente il piano tattico dei padroni di casa.
Da quel momento, però, la partita cambia. La Cremonese aumenta la pressione e Pecchia interviene anche attraverso i cambi, inserendo giocatori in grado di aumentare fisicità e presenza nella zona centrale. Il Cesena, progressivamente, arretra il proprio baricentro e perde la capacità di uscire con continuità dalla propria metà campo.
Il problema bianconero non è tanto un cambio di sistema quanto la perdita delle distanze tra i reparti. La squadra smette di riuscire a ripartire con la stessa efficacia e lascia alla Cremonese la possibilità di attaccare con continuità. Al 75′ Collocolo riapre la partita con una conclusione dalla distanza e cinque minuti più tardi Bonazzoli trova il 2-2 di testa.
Cosa ci ha detto la partita dal punto di vista tattico
Cesena-Cremonese ha mostrato due squadre con idee differenti e, soprattutto, due modi diversi di interpretare il controllo della partita. Il Cesena è stato estremamente efficace quando ha potuto giocare una gara verticale, intensa e fatta di transizioni, riuscendo a sfruttare al massimo le caratteristiche di Shpendi. La Cremonese ha invece dimostrato una maggiore capacità di gestione del pallone e di pressione territoriale, soprattutto quando il Cesena ha abbassato il proprio baricentro.
Il punto chiave è stato quindi la gestione del vantaggio: sul 2-0 il Cesena non è più riuscito a mantenere le condizioni tattiche che gli avevano permesso di dominare gli episodi. La Cremonese ha aumentato pressione e presenza offensiva, trovando due gol in cinque minuti. Il 2-2 racconta quindi una partita nella quale il Cesena ha mostrato grande efficacia nel piano gara iniziale, mentre la Cremonese ha dimostrato maggiore capacità di adattamento nella seconda parte.
In definitiva, il match suggerisce che il Cesena ha ancora margini importanti nella gestione delle diverse fasi della partita: non basta costruire un vantaggio, bisogna anche saper controllare gli ultimi trenta minuti attraverso possesso, distanze e capacità di risalire il campo. La Cremonese, al contrario, ha confermato di avere gli strumenti per cambiare l’inerzia di una gara anche quando il piano iniziale non produce i risultati sperati.

