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Il nuovo Hellas Verona di Marco Baroni: identità tattica, principi di gioco e profili ideali

Baroni

Il 19 giugno 2026 l‘Hellas Verona ha ufficializzato il ritorno di Marco Baroni sulla panchina gialloblù. Il tecnico toscano ha firmato un contratto fino al 30 giugno 2028, con opzione di rinnovo per un’ulteriore stagione.

Dopo aver guidato il Verona nel campionato 2023/24, culminato con una salvezza conquistata grazie a un percorso di crescita e solidità, Baroni torna in Veneto dopo l’esperienza al Torino, conclusasi con l’esonero. La società ha deciso di puntare nuovamente su un allenatore che conosce già l’ambiente, il direttore sportivo Sean Sogliano e le dinamiche della piazza.

Entriamo nel dettaglio di quelli che saranno l’identità tattica i principi di gioco ed i profili ideali del nuovo Verona

Una fase difensiva fondata su equilibrio e organizzazione

Nelle sue esperienze più recenti Baroni ha privilegiato una linea difensiva a quattro, alternando principalmente il 4-2-3-1 e il 4-3-3. La sua filosofia difensiva si basa più sull’organizzazione collettiva che su un pressing continuo e aggressivo.

La squadra mantiene generalmente un baricentro medio o medio-basso quando perde il possesso del pallone, cercando di indirizzare la costruzione avversaria verso le corsie laterali. In queste zone vengono create superiorità numeriche grazie al lavoro coordinato degli esterni e dei centrocampisti.

Particolare importanza viene attribuita alla compattezza tra i reparti e alla capacità dei mediani di schermare le linee di passaggio centrali. I difensori centrali sono chiamati soprattutto a gestire con ordine le situazioni individuali, privilegiando il corretto posizionamento rispetto all’aggressività sistematica.

Costruzione del gioco: possesso ragionato e ricerca della verticalità

In fase di possesso il Verona di Baroni punta su una costruzione dal basso ordinata e paziente. I difensori centrali si allargano per favorire la circolazione del pallone, mentre uno dei centrocampisti arretra per offrire una linea di passaggio e facilitare l’uscita dalla pressione avversaria.

L’obiettivo è attirare gli avversari per liberare spazi sulle corsie laterali, dove gli esterni offensivi sono chiamati a garantire ampiezza e a creare superiorità nell’uno contro uno. Le mezzali occupano gli half-space con continui inserimenti, offrendo soluzioni tra le linee e aumentando le opzioni offensive.

Quando le condizioni lo consentono, la squadra ricerca con decisione la verticalità, senza però rinunciare a una gestione ragionata del possesso. Ne deriva un calcio propositivo, capace di alternare una costruzione paziente a rapide transizioni offensive, valorizzando le qualità tecniche dei propri interpreti.

I profili ideali per il sistema di Baroni

Per sviluppare efficacemente questo modello di gioco sono necessari terzini dinamici, dotati di grande resistenza e capacità di spinta, in grado di accompagnare con continuità l’azione offensiva e fornire cross di qualità.

La coppia centrale deve unire solidità difensiva e qualità nell’impostazione, mentre il centrocampo necessita di un mediano con compiti di equilibrio e recupero del pallone affiancato da un regista capace di dare ritmo alla manovra attraverso letture rapide e precisione nel palleggio.

Le mezzali devono garantire intensità, inserimenti senza palla e presenza costante nella metà campo avversaria. In attacco, Baroni predilige un centravanti capace di fare reparto, proteggere il pallone e attaccare la profondità, supportato da esterni offensivi rapidi, tecnici ed efficaci nell’uno contro uno.

Nel complesso, il sistema richiede calciatori versatili, con elevata intensità fisica e una spiccata intelligenza tattica, caratteristiche indispensabili per interpretare sia le fasi di pressing organizzato sia la costruzione del gioco dal basso.

9 Luglio 2026

Alessandro De Brasi

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