Cambiare allenatore a stagione in corso è la reazione più immediata quando i risultati non arrivano. Dietro ogni esonero, però, c’è una voce di costo precisa e spesso sottovalutata. Capire quanto pesa il costo di un esonero, in particolare in Serie B, significa capire una delle leve economiche più delicate della gestione di un club.
Esonero, risoluzione, dimissioni
Sul piano giuridico le strade sono tre e hanno conseguenze economiche diverse. L’esonero è una sospensione dell’incarico che lascia intatto il contratto: il tecnico smette di guidare la squadra e continua a percepire lo stipendio fino alla scadenza pattuita.
La risoluzione consensuale chiude il rapporto attraverso una buonuscita concordata, che libera l’allenatore e permette alla società di togliere quel costo dal futuro. Le dimissioni, rare, prevedono la rinuncia al compenso da parte del tecnico. I cattivi risultati non costituiscono giusta causa di licenziamento, e questo spiega perché un club raramente può liberarsi di un allenatore senza spendere.
Perché si finiscono per pagare due panchine
Il nodo economico nasce proprio qui. L’esonero mantiene in vita il contratto, quindi la società si ritrova a pagare l’allenatore sollevato e quello nuovo nello stesso momento. La stagione passata lo Spezia ha reso il concetto: esonerò Luca D’Angelo per affidarsi a Roberto Donadoni, poi chiuse in via consensuale con quest’ultimo e richiamò lo stesso D’Angelo, che era rimasto sotto contratto.
Chi cambia più volte accumula più stipendi in libro paga: il Bari, con tre tecnici in una sola annata, ne è l’esempio più netto. A tutto questo si aggiunge lo staff, spesso sospeso insieme al primo allenatore, e l’eventuale costo per liberare il nuovo tecnico da un accordo in essere con un altro club.

Come pesa a bilancio
Dal punto di vista contabile il principio di prudenza impone di accantonare le retribuzioni ancora dovute agli allenatori esonerati e non più impiegati nel progetto tecnico. Quella somma grava sull’esercizio come onere, incidendo sui conti della stagione in cui avviene il cambio.
Il peso reale va poi letto al lordo, parametro che per una società vale quasi il doppio del netto percepito dal tecnico. Per un club di Serie B, con budget più contenuti rispetto alla massima serie, anche importi in apparenza modesti pesano in proporzione molto di più.
Il caso Serie B e la questione trasparenza
La stagione 2025/26 ha mostrato una girandola continua: il Cesena da Mignani a Cole, la Sampdoria ha cambiato più volte, la Reggiana ha sostituito due tecnici, l’Avellino ha chiamato Davide Ballardini al posto di Raffaele Biancolino, il Mantova e il Padova hanno rivoluzionato la propria guida in corsa.
Un dato che conferma un calcio sempre più impaziente, in linea con gli studi di settore secondo cui la maggioranza degli allenatori dei principali campionati resta in carica meno di un anno.
La logica del cambio
Se l’operazione costa, perché i club la scelgono così spesso? La risposta sta nel valore della posta in gioco. Una salvezza o una promozione valgono cifre che superano di gran lunga il costo di una panchina in più a bilancio, quindi sostenere due stipendi diventa un rischio “calcolato”. Ma forse resta un costo nascosto, quello dell’interruzione del progetto tecnico, che può far perdere ritmo e identità proprio nel momento più delicato della stagione.
