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Chi paga lo stipendio di un giocatore in prestito?

In Serie B il prestito è uno degli strumenti più usati per costruire una rosa. Per i club cadetti, infatti, significa avere a disposizione calciatori di qualità a costi sostenibili. Per le società proprietarie, invece, è un modo per far crescere i giovani lontano da casa. Di conseguenza, tra i tifosi torna spesso la stessa domanda: quando un giocatore in prestito scende in campo, chi gli paga lo stipendio? La risposta dipende dall’accordo firmato tra i due club.

giocatore in prestito

Una cessione temporanea del contratto

Nel linguaggio federale il prestito di un professionista si chiama cessione temporanea di contratto ed è regolato dall’articolo 103 delle NOIF. Per tutta la durata dell’operazione, infatti, il contratto passa alla società che riceve il calciatore, mentre il cartellino resta del club di provenienza.

Le condizioni economiche, invece, restano quelle firmate in origine, e il giocatore continua a percepire l’ingaggio concordato. A stabilire chi lo sostiene è l’accordo tra le due società.

Dallo zero al cento per cento

L’intesa tra i club può prevedere qualunque ripartizione. La società che riceve il giocatore può farsi carico dell’intero stipendio, di una parte oppure di nessuna quota, lasciando tutto al club proprietario. Nella pratica, spesso, si sceglie una soluzione intermedia, calibrata anche sulla durata del prestito.

Si prenda un esempio verosimile. Un calciatore con un ingaggio lordo di 600 mila euro a stagione arriva in prestito a gennaio, per sei mesi. Se i club si accordano per dividere il costo a metà, la società cadetta sosterrà 150 mila euro, cioè la metà dei 300 mila dovuti per quel semestre.

La ripartizione, in genere, riflette gli interessi delle parti. Un club di Serie A che vuole far giocare un giovane tende ad accollarsi una quota maggiore pur di trovargli spazio. Una società di Serie B che punta su un giocatore affermato per vincere il campionato, al contrario, si trova spesso a coprire gran parte dell’ingaggio.

Premi di valorizzazione e prestiti onerosi

Oltre allo stipendio, l’accordo può contenere altre voci. Le NOIF consentono, ad esempio, un premio di valorizzazione a favore della società che riceve il calciatore, legato a criteri oggettivi come le presenze. Il club proprietario, in questo modo, ricompensa chi fa crescere il suo giocatore, e il premio riduce di fatto il costo dell’operazione. Allo stesso modo, può essere previsto un premio di rendimento a favore del club cedente.

Esiste poi il prestito oneroso. In questo caso la società che riceve il calciatore versa al club proprietario una cifra per ottenerne le prestazioni, che si aggiunge alla quota di stipendio eventualmente concordata.

Il peso sui bilanci

Dal punto di vista contabile, il cartellino resta iscritto nel bilancio del club proprietario, che continua ad ammortizzarlo. La società che riceve il giocatore, invece, registra tra i costi la quota di ingaggio a suo carico ed eventuali oneri per il prestito. Per un club di Serie B, quindi, un prestito con stipendio condiviso permette di avere in rosa un giocatore di livello superiore senza investire sul cartellino e contenendo il monte ingaggi.

Le regole per la stagione 2026/27

I prestiti, tuttavia, non sono illimitati. Con la riforma dell’articolo 103 delle NOIF, che recepisce le norme FIFA, la FIGC ha introdotto un tetto progressivo. Nella stagione 2026/27 ogni club di Serie A, B e C può prendere in prestito fino a nove calciatori in ambito nazionale e cederne altrettanti. Dal conteggio sono esclusi i giocatori nati dal 1° gennaio 2004 in poi.

Con la stessa società, inoltre, non si possono fare più di tre operazioni in entrata e tre in uscita. Il prestito, infine, non può durare più di una stagione sportiva, anche se gli accordi possono prevedere un rinnovo automatico, ed è vietato cedere in prestito un giocatore già in prestito. Dal 2027/28 il limite scenderà a otto.

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10 Ottobre 2026

Jacopo Giuccioli

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