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Modena-Verona 3-2: analisi tattica di una rimonta costruita sulle corsie esterne

Nella sesta giornata del campionato di Serie B, il Modena affronta il Verona allo stadio Braglia. Vediamo insieme l’analisi tattica di Modena-Verona.

Il Modena di Daniele Galloppa si presenta con il 3-5-2, affidandosi a Chichizola tra i pali e a Tonoli, Nador e Nieling nella linea difensiva a tre. Sulle corsie esterne agiscono Azzi e Olzer, mentre Brugman opera in cabina di regia, affiancato da Bianco e Santoro. In avanti, Ambrosino affianca Caso. L’impianto emiliano punta a garantire densità in mezzo al campo, a sostenere la costruzione attraverso Brugman e a sfruttare la capacità di Caso di partire largo per accentrarsi e concludere.

Il Verona di Marco Baroni parte invece con il 4-3-3, con Perilli in porta e una linea difensiva a quattro composta da Zappa, Dawidowicz, Edmundsson e De Battisti. A centrocampo, Iannoni, Le Borgne e Lella hanno il compito di collegare la fase di recupero a quella offensiva, mentre Livramento, Mosquera e Sarr compongono il tridente d’attacco. La struttura scaligera garantisce maggiore ampiezza e tre riferimenti offensivi capaci di attaccare la profondità, con Mosquera come riferimento centrale in area.

Hellas Verona - Arezzo, analisi tattica Modena Verona

Il Verona ribalta il Modena sfruttando le transizioni e le disattenzioni difensive

La prima frazione mette in luce due interpretazioni differenti della fase offensiva. Il Modena cerca di costruire dal basso e di coinvolgere Brugman nella progressione del pallone; il Verona, invece, si dimostra pericoloso quando riesce a recuperare palla e a verticalizzare rapidamente. Dopo una prima occasione scaligera con Livramento, al 13’ il Modena passa in vantaggio con un’azione che sintetizza le proprie intenzioni tattiche: Chichizola avvia la manovra, Brugman riceve centralmente e individua Caso sulla corsia sinistra con un lancio preciso.

L’attaccante punta Zappa, rientra sul destro e conclude sul primo palo, sfruttando la possibilità di affrontare il diretto avversario nell’uno contro uno. L’episodio evidenzia l’importanza, per il sistema emiliano con tre difensori e cinque centrocampisti, di trovare rapidamente gli attaccanti esterni senza perdere il controllo della zona centrale.

La reazione del Verona mette però in evidenza alcune difficoltà del Modena nella gestione delle transizioni difensive. Gli ospiti aumentano la pressione e cercano di attaccare gli spazi prima che i padroni di casa riescano a ricompattarsi. Al 24’, una progressione di Iannoni consente di allargare il gioco verso Sarr, che rientra e calcia in porta: sulla respinta di Chichizola si avventa Mosquera, che firma il pareggio dopo un secondo tentativo.

Il sorpasso

Quattro minuti più tardi arriva il sorpasso, ancora con il colombiano, pronto a sfruttare una situazione confusa, nata da un’indecisione del portiere emiliano in uscita e dal pallone rimasto disponibile dopo il tentativo di De Battisti, terminato sulla traversa. Il Verona dimostra così di poter essere incisivo non soltanto attraverso gli attacchi manovrati, ma anche grazie alla pressione sulle seconde palle e alla presenza fisica in area.

Nel finale del primo tempo il Modena prova a riprendere il controllo attraverso le iniziative di Ambrosino e Caso, che cercano di creare superiorità individuale negli ultimi trenta metri. La squadra, tuttavia, fatica a trasformare il possesso in occasioni nitide, mentre il Verona difende il vantaggio facendo leva sulla compattezza del centrocampo e sulla capacità di Mosquera di impegnare i centrali avversari. Si va all’intervallo sull’1-2: il Modena ha mostrato soluzioni interessanti in costruzione e nella ricerca di Caso sulla fascia, ma ha pagato a caro prezzo gli errori commessi dopo la perdita del pallone e nella gestione delle respinte del portiere.

La superiorità numerica e la spinta sulle fasce guidano la rimonta gialloblù

Nella ripresa il Modena aumenta progressivamente la pressione offensiva, cercando di arrivare con maggiore continuità dalle parti della porta avversaria e di sfruttare gli spazi sulle corsie laterali. La squadra di Galloppa prova ad accelerare la circolazione e a servire gli attaccanti alle spalle della linea difensiva veronese. Ambrosino si rende pericoloso in transizione, mentre Caso continua a essere una soluzione privilegiata per creare superiorità sulla sinistra.

Il Verona, dal canto suo, prova a difendere il vantaggio attraverso le ripartenze e le situazioni da palla inattiva. Il Modena trova anche la rete con Tonoli al 61’, ma il gol viene annullato per fuorigioco: un episodio che conferma la crescente capacità dei padroni di casa di arrivare alla conclusione, pur senza riuscire ancora a concretizzare la pressione.

La svolta tattica arriva al 78’, quando Edmundsson viene espulso per doppia ammonizione. Con il Verona in dieci uomini, gli equilibri cambiano sensibilmente: gli ospiti devono coprire più campo con un giocatore in meno, mentre il Modena può occupare con maggiore continuità le corsie esterne e alzare il baricentro. Galloppa inserisce Montevago e Belotti, aumentando la presenza offensiva e la capacità di attaccare i cross.

Il pareggio dell’85’ nasce proprio da questa dinamica: Caso riceve a sinistra, rientra sul destro e mette il pallone in area, dove Montevago anticipa i difensori e colpisce di testa. L’azione evidenzia le difficoltà del Verona nel proteggere il centro dell’area, dovendo contemporaneamente contrastare le progressioni esterne e controllare più riferimenti offensivi.

Il finale di gara

Nel finale il Modena insiste su questa soluzione, sfruttando la superiorità numerica e le crescenti difficoltà degli ospiti nel mantenere le distanze tra difesa e centrocampo. Al 90’+5, Caso torna a essere decisivo con un cross dalla sinistra: dopo il tocco di testa di Slotsager, il pallone raggiunge Belotti sul secondo palo, dove l’attaccante trova il tempo per concludere e firmare il 3-2.

La rete conferma l’efficacia della scelta di aumentare la presenza in area e di insistere sugli attacchi laterali, anziché affidarsi esclusivamente alle combinazioni centrali. La superiorità numerica non garantisce automaticamente il risultato, ma consente al Modena di mantenere la pressione e costringe il Verona a difendere sempre più vicino alla propria porta.

Gli aspetti tattici più rilevanti del match

Il primo elemento determinante è il duello tra ampiezza e densità centrale. Il 3-5-2 del Modena consente di costruire attraverso Brugman e di isolare Caso sulla fascia sinistra, ma la squadra soffre quando il Verona riesce a verticalizzare rapidamente e a sfruttare le seconde palle. Il 4-3-3 scaligero, grazie ai tre attaccanti e agli inserimenti dei centrocampisti, riesce a mettere in difficoltà la retroguardia emiliana, soprattutto nel primo tempo.

Un secondo fattore decisivo è la diversa gestione degli episodi. Il Verona trasforma due situazioni favorevoli in altrettante reti, ma nella ripresa non riesce a mantenere la stessa solidità difensiva. Il Modena, invece, aumenta progressivamente la pressione, continua a cercare Caso negli ultimi metri e beneficia dell’espulsione di Edmundsson per attaccare con maggiore libertà.

Gli ingressi di Montevago e Belotti aggiungono presenza in area, profondità e capacità di finalizzazione sui cross. Infine, la partita mette in evidenza l’importanza delle transizioni difensive, della protezione dell’area e della gestione della superiorità numerica. Il Modena paga alcune disattenzioni nel primo tempo, ma nella ripresa riesce a trasformare il maggiore controllo territoriale in occasioni concrete, insistendo sulle corsie esterne e portando più uomini in area. Il Verona, al contrario, non riesce a proteggere il

12 Ottobre 2026

Alessandro De Brasi

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