Tredici anni dopo, Marco Giampaolo torna in Serie B. La conferma della sua permanenza sulla panchina della Cremonese per la stagione 2026/27 segna il ritorno del tecnico abruzzese nel campionato cadetto, una categoria che non vedeva dal lontano 2013. L’ultima volta che Giampaolo si affacciò in Serie B, la sua avventura terminò in uno dei modi più incredibili e misteriosi della storia recente del calcio italiano.
La conferma con la Cremonese
La Cremonese ha ufficializzato la permanenza del tecnico dopo la salvezza conquistata nella scorsa stagione.
Nel comunicato, il club ha sottolineato soprattutto la capacità di Giampaolo di valorizzare i giovani talenti, ricordando come durante la sua prima esperienza grigiorossa avesse lanciato giocatori come Federico Di Francesco e Rey Manaj. Una qualità che negli anni gli ha permesso di contribuire alla crescita di calciatori poi diventati protagonisti del calcio europeo come Leandro Paredes, Piotr Zielinski, Patrick Schick e Milan Skriniar.
Brescia 2013: tutto finì dopo cinque giornate
Per ritrovare l’ultima esperienza in Serie B bisogna tornare all’estate del 2013. Il 2 luglio Giampaolo firma con il Brescia, una delle squadre più ambiziose del campionato. L’inizio, però, non è dei migliori: nelle prime cinque giornate arrivano una sola vittoria, tre pareggi e una sconfitta.
Il punto di rottura arriva il 22 settembre, quando il Brescia perde in casa contro il Crotone. Durante la partita una parte della tifoseria invoca il ritorno del predecessore Alessandro Calori. E il giorno successivo accade qualcosa di clamoroso.
Due giorni senza notizie
La mattina dopo la sconfitta, Giampaolo non si presenta all’allenamento. Non risponde al telefono e interrompe ogni contatto con il club. Per alcune ore cresce anche la preoccupazione all’interno della società. Il presidente Luigi Corioni prova a contattarlo senza successo, mentre i media iniziano a parlare di un vero e proprio “giallo”.
Solo dopo quasi due giorni il tecnico torna a farsi vivo, rassicurando la famiglia e comunicando di trovarsi nella sua abitazione di Giulianova, in Abruzzo.
Nel frattempo aveva già deciso: l’avventura a Brescia era finita.
“Mi hanno fatto passare per un pazzo”
Nei giorni successivi arrivano le spiegazioni. Giampaolo rassegna le dimissioni e motiva la scelta parlando di una distanza ormai insanabile con il progetto societario.
“Mi dimetto con amarezza perché sono stati stravolti gli obiettivi di inizio stagione.”
E ancora:
“Sono stato fatto passare per un pazzo, invece sono molto lucido. Semplicemente non mi riconosco in questo calcio selvaggio.”
Parole che fecero molto rumore all’epoca, anche perché pronunciate dopo appena cinque giornate di campionato e dopo un silenzio che aveva alimentato ogni tipo di speculazione. Qualche mese più tardi il Brescia gli chiese persino di tornare in panchina, ma il tecnico rifiutò.
L’altra Serie B: quella della promozione con l’Ascoli
Curiosamente, l’unica altra esperienza di Giampaolo nel campionato cadetto era stata agli antipodi.
Nella stagione 2004/05, alla sua prima avventura alla guida di una prima squadra, riuscì infatti a portare l’Ascoli alla promozione in Serie A. Fu l’inizio della sua carriera da allenatore professionista e il trampolino di lancio che lo avrebbe portato stabilmente nel massimo campionato.
