Al Ferraris l’Arezzo di Cristian Bucchi ha firmato la terza vittoria esterna della stagione, rimontando lo svantaggio iniziale e lasciando la Sampdoria al penultimo posto con 4 punti. Per gli amaranto è anche il primo successo della loro storia contro i blucerchiati. Di seguito la nostra analisi tattica sul match Sampdoria-Arezzo.

I moduli a confronto
La Sampdoria di Corradi, privata all’ultimo di Insigne, si è schierata con il 4-3-3: Vindahl tra i pali, Di Pardo, Ravanelli, Delli Carri e Cicconi in difesa, Henderson, Abildgaard e Makoumbou a centrocampo, Verschaeren, Lauritsen e Begic nel tridente offensivo. Il rientro di Abildgaard in mediana ha permesso a Verschaeren di tornare a giocare largo.
L’Arezzo ha risposto con il 4-1-4-1 che in fase difensiva diventava un 4-3-3: Nunziante in porta, Renzi, Gilli, Coppolaro e Righetti in difesa, Mawuli davanti alla linea, Chierico e Sala mezzali, Arena e Tavernelli esterni a supporto di Cerri. Bucchi, senza Illanes, Viviani e Olivieri, ha preferito Mawuli al capitano Ionita, non al meglio.
Il confronto opponeva una Sampdoria che costruisce molto con le mezzali, in particolare con Henderson, a un Arezzo che fa della densità centrale e della ripartenza le sue armi principali, come dimostrano i sei punti raccolti nelle tre trasferte precedenti.
Primo tempo: Henderson sblocca, l’errore di Vindahl riapre tutto
La Sampdoria è passata al 9′ alla prima vera sortita offensiva: il cross di Begic è arrivato a Verschaeren, la cui conclusione si è trasformata in un assist involontario per Henderson, bravo a inserirsi da mezzala e a ribadire in rete da pochi passi. Un gol coerente con il profilo dello scozzese, il giocatore che più di tutti tira in porta nella squadra di Corradi.
Il vantaggio è durato sei minuti. Al 15′ Mawuli ha servito Arena al limite dell’area, e il mancino dell’esterno, centrale e non irresistibile, è stato tradito da un’incertezza di Vindahl. Da quel momento la gara si è bloccata: la Sampdoria ha provato a sfruttare le palle inattive, come sul colpo di testa di Lauritsen al 22′ su angolo di Henderson, ma senza mai trovare continuità nella costruzione. L’Arezzo ha tenuto il blocco compatto e ha cercato di colpire in campo aperto, sfiorando il vantaggio su un traversone di Tavernelli non sfruttato da nessuno.
Secondo tempo: l’Arezzo prende il centrocampo, Chierico la decide
La differenza è arrivata nella ripresa, soprattutto sul piano dell’atteggiamento. L’Arezzo ha alzato il baricentro e accorciato in avanti con maggiore convinzione, costringendo la Sampdoria a difendersi più bassa. Il gol al 60′ è nato proprio da questa spinta: su un calcio d’angolo amaranto la respinta della difesa è arrivata a Chierico al limite, e la mezzala ha colpito al volo trovando l’incrocio dei pali.
Corradi ha reagito subito con un doppio cambio, inserendo Depaoli per Henderson e Tutino per Lauritsen, ma la Sampdoria ha perso proprio il suo uomo più pericoloso negli inserimenti. Bucchi ha risposto ridisegnando il centrocampo: Iaccarino per Chierico e Mancuso per Cerri, poi Ionita per Mawuli e Cagnano per Righetti, mantenendo intatta la struttura e rinfrescando le gambe. Nell’ultima mezz’ora l’Arezzo ha difeso il vantaggio con ordine, rischiando solo nel recupero, quando Nunziante ha deviato con la caviglia il tiro di Verschaeren. Dall’altra parte, Sala ha colpito il palo che poteva chiudere la gara.
Gli aspetti tattici emersi dalla partita
Il primo elemento è la gestione delle due fasi da parte dell’Arezzo. Bucchi ha spiegato a fine gara che la sua squadra non deve mai rinunciare alle proprie caratteristiche, e la partita lo ha confermato: compattezza senza palla, coraggio nella ripresa e sostituzioni mirate a conservare equilibrio. Il primo gol segnato dagli amaranto in un primo tempo in questa stagione, arrivato proprio a Marassi, è un segnale di crescita.
Il secondo riguarda le corsie. Righetti ha contenuto le discese di Di Pardo e si è proposto spesso in sovrapposizione, togliendo alla Sampdoria uno dei suoi sbocchi più naturali. In mezzo, Cerri ha sofferto il duello con Delli Carri e Ravanelli, ma il suo lavoro spalle alla porta ha permesso agli esterni di attaccare lo spazio.
Sul fronte della Sampdoria emerge ancora la fragilità strutturale di una squadra che, con le assenze, fatica a dare continuità al proprio gioco. Senza Insigne il peso offensivo è ricaduto quasi interamente sugli inserimenti di Henderson, e la sua uscita ha tolto a Corradi l’ultima fonte di pericolo dalle zone centrali. I numeri della gara raccontano una Sampdoria con più tiri complessivi, ma lo stesso numero di conclusioni nello specchio dell’avversario: un dato che sintetizza la difficoltà a trasformare il volume di gioco in occasioni pulite.
