I diritti TV Serie B restano una delle voci più delicate dell’intero sistema cadetto. Non per la cifra assoluta, lontana dagli standard della Serie A, ma per il peso specifico che assumono in bilanci strutturalmente fragili. Capire come vengono ripartiti tra i club significa capire perché una squadra che investe sui giovani incassa più di una che li lascia in panchina, e perché la cadetteria vive di un equilibrio diverso rispetto alla massima serie.

Il contratto in vigore: DAZN fino al 2027
L’attuale ciclo dei diritti televisivi copre il triennio 2024-2027 ed è stato assegnato in co-esclusiva a DAZN, che continua così un rapporto con la Lega B avviato nel 2018. Il broadcaster trasmette tutte le 390 partite del campionato, compresi playoff e playout. L’accordo è stato definito in extremis nell’estate 2024, dopo settimane di trattative in cui la Lega B aveva rifiutato offerte al ribasso rispetto al triennio precedente.
Nel ciclo chiuso a giugno 2024, il valore complessivo del contratto si era attestato intorno ai 44 milioni di euro a stagione, grazie alla compresenza di DAZN e Sky. Il nuovo accordo segna un ridimensionamento rispetto a quella cifra, pur restando superiore ai parametri storici della cadetteria pre-2018.
Il peso reale sui bilanci dei club
I dati del ReportCalcio FIGC, elaborato in collaborazione con PwC e AREL, offrono la fotografia più attendibile. Nell’ultimo esercizio con bilanci completi disponibili, la media dei ricavi da diritti TV è stata di circa 2,6 milioni di euro per club, con una crescita significativa rispetto alla stagione precedente. Negli ultimi cinque anni, queste risorse hanno rappresentato circa il 10% del fatturato aggregato della Serie B.
È una percentuale che spiega molte cose. In un campionato dove il costo del personale supera strutturalmente i ricavi, i diritti TV Serie B non bastano a garantire sostenibilità. Servono plusvalenze, mercato, mutualità dalla Serie A. I 473 milioni di euro aggregati del fatturato cadetto nella stagione 2023/24 restano sei volte inferiori ai ricavi della Serie A, e il divario strutturale si riflette in ogni voce di bilancio.
I criteri di ripartizione: al centro, i giovani
Il meccanismo di distribuzione è stato reso pubblico attraverso i bilanci di alcuni club cadetti e segue una logica chiara: premiare chi valorizza i giovani e investe nel settore giovanile. Nel calderone dei diritti TV finiscono anche le risorse della mutualità, cioè la quota che la Lega Serie A trasferisce ogni anno alle categorie inferiori per effetto del decreto legislativo n. 9 del 2008.
La ripartizione segue quattro criteri:
Minutaggio degli U23 convocabili in Nazionale (53%)
È la voce più pesante in assoluto. Oltre metà delle risorse viene distribuita in base ai minuti effettivi giocati dai calciatori Under 23 convocabili dalla FIGC. Il meccanismo crea un incentivo diretto a far giocare i giovani italiani, trasformando una scelta tecnica in una scelta economica.
Emolumenti degli U21 convocabili FIGC (10%)
Una quota meno significativa in percentuale, ma coerente con la logica complessiva: premia i club che investono economicamente sui propri giovani, non solo in termini di minutaggio ma anche di contrattualizzazione.
Spese per il settore giovanile (22%)
Più di un quinto del totale viene ripartito in base agli investimenti documentati nelle strutture giovanili. Un criterio che privilegia i club con academy funzionanti e scoraggia chi taglia sul vivaio per gestire l’emergenza sportiva del momento.
Spese per le infrastrutture (15%)
L’ultima quota premia gli investimenti in stadi e centri sportivi. È un segnale che la Lega B considera le infrastrutture come leva strategica, in linea con quanto emerge dai report di settore: modernizzare gli impianti significa ampliare le fonti di ricavo ben oltre i soli diritti televisivi.
Cosa distingue la Serie B dalla Serie A
La differenza di impostazione rispetto alla massima serie è sostanziale. In Serie A la Legge Melandri-Gentiloni prevede una divisione in parti uguali (50%), risultati sportivi (28%) e radicamento sociale (22%). Il merito sportivo puro pesa in modo rilevante, il minutaggio dei giovani solo marginalmente.
In Serie B, invece, il merito sportivo non entra nella formula. I diritti TV vengono distribuiti esclusivamente su parametri di investimento strutturale: giovani, vivai, infrastrutture. È una scelta politica che riflette la funzione della cadetteria come serbatoio del sistema calcio italiano, più che come vetrina competitiva.
FAQ
Quanto vale il contratto dei diritti TV Serie B? L’accordo in vigore è stato siglato tra Lega B e DAZN per il triennio 2024-2027 in regime di co-esclusiva. I valori esatti non sono stati resi pubblici, ma si stima siano inferiori ai circa 44 milioni a stagione del ciclo precedente.
Come vengono distribuiti i ricavi dei diritti TV tra le 20 squadre di Serie B? La ripartizione segue quattro criteri: 53% in base al minutaggio degli U23 convocabili dalla FIGC, 22% alle spese per il settore giovanile, 15% alle spese per infrastrutture e 10% agli emolumenti degli U21 convocabili.
