Al Castellani di Empoli è andato in scena uno dei match più ricchi di contenuti tattici della sesta giornata di Serie B. Dal punto di vista tattico, il confronto opponeva la densità centrale del 3-5-2 empolese alla superiorità qualitativa nella zona di trequarti garantita dal 4-2-3-1 rosanero. Il duello principale era tra la capacità dell’Empoli di chiudere le linee centrali e la qualità del trio palermitano di trovare varchi tra le linee. Di seguito la nostra analisi tattica su Empoli-Palermo.

Primo tempo: il Palermo domina, l’Empoli resiste
La prima frazione ha raccontato una storia molto chiara in termini di dominio territoriale. Il Palermo ha alzato fin da subito il baricentro, gestendo il possesso con fluidità e coinvolgendo costantemente i terzini nelle manovre offensive. Augello ha spinto con continuità sulla corsia sinistra, mentre Cassandro ha garantito ampiezza a destra, permettendo al trio di trequartisti di operare in uno spazio relativamente libero tra le linee.
L’Empoli ha risposto con un’organizzazione difensiva rigorosa. Il 3-5-2 ha garantito una linea a cinque in fase di non possesso che ha chiuso con disciplina i corridoi centrali, costringendo il Palermo a cercare soluzioni sulle corsie o tramite combinazioni sulla trequarti. Saporiti ha lavorato molto in fase di copertura, abbassandosi per supportare il centrocampo nelle uscite difensive.
Il dato che racconta meglio il primo tempo è quello dei tiri: 24 per il Palermo contro 4 per l’Empoli al 33′. I rosanero hanno costruito chances continue, arrivando persino a colpire due pali, ma il portiere Seghetti e la compattezza della retroguardia toscana hanno mantenuto il punteggio sullo 0-0 fino all’intervallo. L’Empoli non è riuscito a costruire azioni manovrate, ma ha sfruttato con efficacia le transizioni sulle corsie esterne nei rari momenti in cui ha recuperato il pallone.
Secondo tempo: il VAR cambia l’inerzia, poi il Palermo dilaga
La ripresa si è aperta con una situazione che ha modificato completamente l’inerzia della partita. Andreoletti ha effettuato cambi immediati per alzare il baricentro dell’Empoli e dare più qualità alla costruzione. Al 50′ però è arrivato il gol dal dischetto: Saporiti ha trasformato un rigore concesso per fallo di mano di Ceccaroni, rilevato dopo un intervento del VAR. L’1-0 empolese ha impresso una svolta alla partita.
La reazione del Palermo ha messo in luce la differenza di qualità tra i due trequartisti. Johnsen e Palumbo hanno aumentato la propria aggressività nella fase di pressing sul portatore di palla avversario, riducendo drasticamente i tempi di costruzione dell’Empoli. Al 58′ Pohjanpalo ha pareggiato, poi tra il 65′ e il 69′ il Palermo ha ribaltato il risultato con un fraseggio veloce e preciso: prima Palumbo ha dribblato due difensori prima di concludere in rete, poi Johnsen ha sfruttato l’assist del compagno per il 3-1.
Un aspetto significativo di questa fase è stata la capacità del Palermo di aumentare l’ampiezza verticale del proprio gioco. Con l’Empoli proiettato in avanti alla ricerca del pareggio, i rosanero hanno trovato maggiore spazio per sfruttare le transizioni offensive e le diagonali dei terzini.
Gli aspetti tattici emersi dalla partita
La gara ha evidenziato in primo luogo l’efficacia del 4-2-3-1 del Palermo nel creare superiorità numerica nella zona di trequarti. La coppia Segre-Ranocchio ha garantito copertura preventiva alla difesa, liberando Johnsen, Palumbo e Vavassori di agire con maggiore libertà tra le linee avversarie.
Un secondo elemento riguarda la scelta di Andreoletti di confermare il 3-5-2 ereditato dalla gestione Pagliuca anziché optare per il 3-4-3 o il 3-4-2-1 che il tecnico aveva già utilizzato a Padova. La densità in mezzo ha retto nel primo tempo, ma ha lasciato l’Empoli privo di soluzioni offensive nella costruzione. L’ingresso di Shpendi nel secondo tempo ha aggiunto imprevedibilità al reparto avanzato, ma non è stato sufficiente a capovolgere il risultato.
Infine, il rigore al 79′ trasformato da Popov ha riaperto il match sul 2-3, ma la risposta del Palermo è stata quella di una squadra matura: Cassandro ha chiuso la partita all’88′ sfruttando gli sbilanciamenti difensivi toscani nel momento di maggiore pressione degli azzurri. Il 2-4 finale premia una formazione capace di gestire i momenti di difficoltà e di punire le transizioni avversarie con precisione chirurgica.
Photo by Imago (www.imago-images.com).
