Il calcio italiano piange Sandro Mazzola, scomparso a 83 anni. Bandiera dell’Inter e della Nazionale, trascorse l’intera carriera da calciatore in nerazzurro, vincendo quattro Scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali.
In Serie B non giocò mai nemmeno una partita, eppure anche il campionato cadetto occupa un piccolo spazio nella sua storia. Perché molti anni dopo fu proprio il legame più profondo con il Torino a portarlo in Serie B.
Mazzola e il Torino: il ritorno alle origini nel 2000
Sandro aveva appena sei anni quando, il 4 maggio 1949, suo padre Valentino, capitano e simbolo del Grande Torino, perse la vita insieme ai compagni nella tragedia di Superga. Un legame con il mondo granata che Sandro conservò anche dopo essere diventato una leggenda dell’Inter.
Nel giugno del 2000, 51 anni dopo Superga, arrivò così il ritorno al Torino: il nuovo proprietario Franco Cimminelli lo scelse come direttore sportivo di una squadra appena retrocessa in Serie B. Mazzola accettò l’incarico, probabilmente anche per il rapporto speciale che lo legava al club di suo padre.
Quella stagione cominciò male con Gigi Simoni in panchina, ma cambiò con l’arrivo di Giancarlo Camolese. Il Torino risalì la classifica e conquistò la promozione, chiudendo il campionato 2000/01 con 73 punti.
Mazzola aveva contribuito alla costruzione di quella squadra, con giocatori come Delli Carri, Castellini, De Ascentis, Maspero e Schwoch, indicati dal Guerin Sportivo come elementi fortemente voluti dall’allora direttore sportivo.
La Serie B non vide mai Sandro Mazzola in campo, ma lo vide dietro una scrivania proprio con quella maglia granata che rappresentava il legame più profondo con suo padre Valentino.
