I bilanci della Serie B raccontano un campionato che sul piano economico viaggia in direzione opposta rispetto alla Serie A. Mentre la massima serie, secondo il ReportCalcio FIGC 2025 elaborato con AREL e PwC Italia, ha visto scendere l’incidenza del costo del lavoro sul valore della produzione dal 55% al 52% nell’ultimo quinquennio, in cadetteria lo stesso indicatore è esploso dal 55% all’82%. Una divaricazione strutturale che fotografa due mondi sempre più distanti, anche dentro lo stesso sistema professionistico.
Il dato di sintesi pesa più di ogni considerazione qualitativa. Nella stagione 2023/24, il valore della produzione aggregato dei venti club di Serie B si è attestato a 483 milioni di euro, a fronte di costi operativi pari a 634 milioni. La perdita netta complessiva è stata di 238 milioni: circa 700 mila euro al giorno. L’aggregato accumulato dal 2007 al 2024, secondo gli stessi dati federali, supera 1,75 miliardi di euro.

Il nodo del costo del lavoro
A trainare il rosso è la voce stipendi. In termini assoluti, il costo del lavoro in Serie B è passato dai 212 milioni della stagione 2019/20 ai 394 milioni del 2023/24. Una crescita di quasi il 90% in cinque anni, non sostenuta da un parallelo incremento dei ricavi propri. La conseguenza è meccanica: ogni euro che entra finisce quasi per intero a coprire ingaggi, lasciando scoperti ammortamenti, costi per servizi, oneri operativi e gestione ordinaria.
A pesare ulteriormente sui conti c’è la voce delle commissioni agli agenti, che secondo i dati FIGC riferiti al 2025 ammonta a 39,08 milioni di euro per l’intera categoria. Una cifra rilevante in un torneo che, a livello aggregato, perde meno di sei volte tanto.
Ricavi e debiti
Sul fronte patrimoniale, il quadro si complica. I ricavi del calcio professionistico italiano nel 2007/08 coprivano il 97% dell’indebitamento aggregato; nel 2023/24 la stessa percentuale è scesa all’83%, con un debito di sistema arrivato a 5,5 miliardi di euro. La Serie B, in questo, è la categoria che ha visto peggiorare di più il rapporto tra entrate proprie e capacità di restituzione, complici diritti TV strutturalmente bassi, ricavi commerciali contenuti e una matchday revenue che, salvo poche eccezioni, non basta a fare la differenza.
Le misure di sostegno introdotte durante l’emergenza Covid (rivalutazioni per 70 milioni, sospensioni di ammortamenti per 109 milioni e rinvio perdite per 310 milioni) hanno rinviato la resa dei conti, ma non l’hanno cancellata: si tratta di importi destinati a ripresentarsi nei bilanci dei prossimi esercizi.
Le strade per una sostenibilità possibile
Le proposte sul tavolo, sintetizzate nella relazione presentata dal presidente uscente Gabriele Gravina nei giorni scorsi, individuano alcune direttrici concrete. La prima è la riforma del format: una Serie B a 18 squadre ridurrebbe il numero di club ammessi al professionismo, contenendo monte ingaggi aggregato e costi di sistema. È un’ipotesi discussa da anni e mai portata a compimento, ma che secondo i dati federali troverebbe una giustificazione economica netta.
La seconda direttrice riguarda la valorizzazione del prodotto. Diritti TV più redditizi, rinnovamento degli stadi (l’Italia non figura tra i primi dieci paesi europei per impianti costruiti o ammodernati tra il 2007 e il 2024) e una governance più snella sono leve che agirebbero sia sui ricavi sia sull’attrattività complessiva del torneo.
La terza è culturale, e forse la più difficile: ancorare i tetti salariali ai ricavi propri, come già accade in altri campionati europei, e spingere i club a una pianificazione finanziaria meno dipendente da plusvalenze occasionali e ricapitalizzazioni della proprietà.
I bilanci della Serie B raccontano, in fondo, una scelta rinviata da troppo tempo. Tra il 1986/87 e il 2024/25 sono 194 le società non ammesse ai campionati professionistici per inadempimenti economici. Continuare a navigare a vista non è più un’opzione tecnica: è un rischio sistemico.
FAQ
Quanto perde ogni anno la Serie B in modo aggregato? Secondo il ReportCalcio FIGC 2025, nella stagione 2023/24 i venti club di Serie B hanno registrato una perdita netta aggregata di 238 milioni di euro, a fronte di un valore della produzione di 483 milioni e costi operativi per 634 milioni.
Quali soluzioni concrete sono state proposte? Le principali sono la riduzione del format a 18 squadre, l’ammodernamento degli stadi, la valorizzazione del prodotto televisivo e l’introduzione di vincoli salariali più stringenti rispetto ai ricavi propri.
