Il derby veneto della seconda giornata si chiude 1-1 all’Euganeo, ma il punteggio racconta solo in parte una gara nettamente divisa in due metà: un primo tempo di totale marca biancoscudata, deciso da un autogol nato da un’azione tipica del piano offensivo di Calabro, e una ripresa in cui il Verona di Baroni sale progressivamente di intensità fino a trovare il pareggio su rigore e sfiorare il colpaccio in pieno recupero. Addentriamoci nell’analisi tattica di Padova-Verona.

Il 3-5-2 di Calabro: pressing alto e ampiezza sulle corsie
Calabro ha scelto un 3-5-2 con Sorrentino in porta, Dellavalle, Lovato e Pastina in difesa; Carissoni, Pompetti, Zuelli, Fusi e Cocchi a centrocampo; Moro e Caprari in attacco.
La struttura era chiara fin dai primi minuti: cinque uomini a centrocampo per garantire densità e vincere i duelli in mezzo, con Carissoni e Cocchi larghi sugli esterni pronti ad attaccare lo spazio non appena la squadra recuperava palla in zone avanzate.
Ma il particolare più importante è stato il meccanismo dietro il gol dell’1-0.
Sull’azione che porta al vantaggio, Caprari apre per Cocchi sulla corsia mancina: il cross dell’esterno è indirizzato sul primo palo, dove si stava inserendo Carissoni. Edmundsson, per anticipare l’avversario, devia nella propria porta. È un episodio che nasce da un pattern preciso e ripetuto della manovra offensiva biancoscudata: ampiezza immediata dopo la verticalizzazione e cross rapido sul primo palo per sfruttare gli inserimenti dei centrocampisti esterni.
Il Verona di Baroni: 4-2-3-1 in difficoltà nella costruzione
Baroni ha risposto con un 4-2-3-1: Leali in porta, Zappa, Slotsager, Edmundsson e Bradaric in difesa, Bernede e Le Borgne davanti alla linea arretrata, Compagnon, Harroui e Sarr alle spalle di Mulattieri.
L’idea era di occupare con qualità gli half-space attraverso i tre trequartisti, lasciando a Mulattieri il compito di riferimento centrale. Il problema è emerso però nella prima costruzione, sistematicamente aggredita dal pressing biancoscudato.
Già al 20′ Slotsager perde un pallone semplice in disimpegno, lanciando Pompetti a tu per tu con Leali: l’occasione viene sprecata, ma fotografa bene la difficoltà del Verona a uscire pulito dalla propria trequarti contro un avversario aggressivo e ben posizionato negli spazi di pressione.
Perché il Padova ha dominato il primo tempo
La prima frazione è quella in cui il piano di Calabro ha funzionato meglio.
Il Padova riusciva a recuperare palla in zone avanzate e a verticalizzare rapidamente verso le corsie, dove Cocchi e Carissoni trovavano con continuità lo spazio per crossare o entrare in area. Il centrocampo a cinque, inoltre, garantiva superiorità numerica nella zona nevralgica del campo, complicando l’uscita palla degli ospiti.
Il Verona, dal canto suo, faticava a trasformare il possesso in occasioni pulite: le poche conclusioni create nel primo tempo, come il tiro di Compagnon terminato alto, arrivavano più da iniziative individuali che da una manovra collettiva organizzata.
La ripresa: Korac e Livramento cambiano la partita
Baroni non aspetta l’intervallo per intervenire: Korac entra al posto dell’ammonito Slotsager già a inizio ripresa. La mossa dà al Verona maggiore solidità nella costruzione bassa e permette agli scaligeri di alzare progressivamente il baricentro.
Anche Calabro prova a dare freschezza alla manovra, inserendo Lasagna e Giunti per Caprari e Fusi al 58′, ma è l’ingresso di Livramento al 65′ a cambiare davvero l’inerzia del match, appena un minuto dopo il suo ingresso, il suo cross innesca Compagnon, che salta Cocchi sul fondo. Il difensore biancoscudato lo atterra e l’arbitro Maresca assegna il calcio di rigore. Dal dischetto, Sarr non sbaglia, destro potente all’incrocio dei pali, 1-1.
Nel finale il Verona prende definitivamente in mano il pallino del gioco, arrivando a un passo dal colpaccio: al 91′ Livramento, su assist di Kastanos, colpisce una clamorosa traversa in contropiede che avrebbe completato la rimonta.
