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Modena-Mantova 1-1: analisi tattica e strategie tra dominio territoriale e cinismo mancato

Nella decima giornata del campionato di Serie B, al Braglia è andata in scena  la sfida tra Modena e Mantova,  terminata sul risultato di 1-1, che ha messo a confronto due interpretazioni tattiche differenti, accomunate dalla volontà di costruire attraverso il gioco e di sfruttare l’ampiezza del campo. Di seguito l’analisi tattica di Modena-Mantova.

Daniele Galloppa ha schierato il Modena con il consueto 3-5-2, affidando a Chichizola la protezione della porta e a Folino, Nador e Nieling il compito di comporre il terzetto difensivo. Sulle corsie esterne hanno agito Imputato a destra e Azzi a sinistra, mentre Santoro, Brugman e Bianco hanno formato il reparto centrale. In avanti, la coppia composta da Belotti e Ambrosino ha garantito caratteristiche complementari: fisicità, capacità di proteggere il pallone e attacco della profondità.

Sul fronte opposto, Francesco Modesto ha risposto con un 3-4-2-1, sistema che prevedeva Bardi tra i pali, Tomasevic, Cella e Castellini nella linea difensiva, Radaelli e Benaïssa sugli esterni, con Trimboli e Longonda a presidiare la zona centrale. Alle spalle dell’unica punta Gliozzi hanno agito Ilie e Ruocco, incaricati di collegare il centrocampo con il reparto offensivo e di sfruttare gli spazi tra le linee.

Il Modena prende campo, il Mantova fatica a trovare le contromisure

La prima frazione ha evidenziato una maggiore capacità del Modena di controllare gli sviluppi della partita. La squadra di Galloppa ha cercato fin dalle prime battute di occupare la metà campo avversaria, utilizzando la superiorità numerica a centrocampo per consolidare il possesso e accompagnare con continuità la manovra offensiva.

Il 3-5-2 gialloblù ha funzionato soprattutto nella gestione delle corsie laterali. Imputato e Azzi hanno avuto la possibilità di alzare la propria posizione, costringendo gli esterni del Mantova a preoccuparsi maggiormente della fase difensiva. Questo movimento ha consentito a Santoro e Bianco di inserirsi negli spazi intermedi, mentre Brugman ha rappresentato un riferimento importante per la circolazione del pallone.

Il Mantova, invece, ha mostrato qualche difficoltà nell’uscita dalla propria metà campo. Il 3-4-2-1 di Modesto, almeno nella prima parte della gara, non è riuscito a trovare continuità nel collegamento tra centrocampo e attacco. Ilie e Ruocco hanno faticato a ricevere palloni puliti alle spalle dei centrocampisti modenesi e Gliozzi è rimasto spesso isolato, costretto a confrontarsi con la superiorità numerica della retroguardia avversaria.

Nonostante questo, i biancorossi hanno provato a sfruttare alcune situazioni di transizione. Al 14′ una combinazione tra Trimboli e Gliozzi ha permesso agli ospiti di affacciarsi pericolosamente dalle parti di Chichizola, senza però trovare la precisione necessaria per concretizzare. Il Modena ha progressivamente aumentato la propria pressione, cercando soprattutto di attaccare la profondità attraverso la coppia offensiva. Al 20′ è arrivata una delle occasioni più importanti della frazione: Belotti ha protetto il pallone e servito Ambrosino, bravo ad attaccare lo spazio centrale, ma la conclusione dell’attaccante è stata neutralizzata da Bardi.

L’episodio che avrebbe potuto cambiare gli equilibri della partita si è verificato al 24′, quando Radaelli è stato inizialmente espulso per un intervento su Santoro. Dopo la revisione al VAR, l’arbitro Fourneau ha modificato la propria decisione, estraendo soltanto il cartellino giallo. Il Mantova ha così potuto proseguire la partita in parità numerica.

Nel finale di tempo il Modena ha trovato ulteriori soluzioni attraverso l’ampiezza. Al 37′ un cross basso di Santoro ha raggiunto Imputato, il cui inserimento sul secondo palo si è concluso con un clamoroso palo. Poco dopo è stato ancora Belotti a rendersi pericoloso, confermando le difficoltà della difesa mantovana nel controllare gli attacchi in profondità.

Il dato tattico più significativo dei primi 45 minuti è stato quindi il diverso livello di efficacia nella gestione degli spazi. Il Modena è riuscito a sviluppare una manovra più fluida, sfruttando la superiorità in mezzo al campo e gli inserimenti degli esterni. Il Mantova, al contrario, ha trascorso buona parte della frazione nella propria metà campo, affidandosi prevalentemente alle ripartenze e alla capacità dei singoli di superare la prima pressione avversaria.

Le mosse di Modesto cambiano il volto della partita

La ripresa si è aperta con un intervento significativo da parte di Modesto, che ha effettuato quattro sostituzioni contemporaneamente. Fuori Gliozzi, Longonda, Radaelli e Ilie, dentro Spinaccè, Kouda, Del Lungo e Bragantini.

Una scelta che ha modificato soprattutto le caratteristiche offensive del Mantova. L’ingresso di Spinaccè ha dato alla squadra un riferimento differente in area di rigore, mentre Kouda ha garantito maggiore dinamismo nella zona centrale. Bragantini, invece, ha portato nuove soluzioni negli ultimi metri, con una maggiore capacità di attaccare gli spazi e accompagnare l’azione. Il Modena è ripartito senza modifiche, mantenendo inizialmente la propria struttura e continuando a cercare la profondità attraverso Belotti e Ambrosino.

La scelta di Galloppa ha prodotto immediatamente i suoi effetti. Al 52′ i gialloblù hanno trovato il vantaggio grazie a una situazione di transizione offensiva nata da un errore in uscita del Mantova. Recuperato il pallone, Ambrosino ha ricevuto sulla trequarti, ha puntato la difesa avversaria e ha servito Belotti, bravo ad attaccare la profondità e a battere Bardi con una conclusione precisa.

L’azione ha rappresentato una sintesi efficace delle caratteristiche offensive del Modena: recupero del possesso, verticalizzazione immediata e attacco dello spazio da parte del centravanti. Belotti ha confermato ancora una volta la propria importanza nel sistema di Galloppa, dimostrandosi determinante non soltanto nella finalizzazione, ma anche nella capacità di legare il gioco e favorire gli inserimenti dei compagni. Dopo il vantaggio, però, la partita ha assunto un’altra fisionomia.

Il Mantova ha progressivamente alzato il baricentro, aumentando la presenza nella metà campo avversaria e cercando di sfruttare maggiormente le corsie laterali. La squadra di Modesto ha iniziato a occupare con più continuità la trequarti modenese, costringendo i padroni di casa ad abbassarsi e a rinunciare progressivamente a una parte della propria iniziativa offensiva.

Al 60′ Spinaccè ha avuto una buona opportunità, senza riuscire a inquadrare lo specchio della porta. Otto minuti più tardi è stato Kouda a rendersi pericoloso, ma Brugman ha evitato il peggio intervenendo in una situazione particolarmente delicata.

Il cambiamento tattico più evidente ha riguardato la gestione del possesso: mentre nel primo tempo il Mantova aveva faticato a superare la pressione avversaria, nella ripresa è riuscito a sviluppare con maggiore continuità le proprie iniziative, portando più uomini nella zona offensiva. Galloppa ha provato a rispondere intervenendo sulla propria struttura attraverso gli ingressi di Acquah, al posto di Bianco, e Olzer, che ha rilevato Belotti al 70′. Successivamente è entrato anche Montevago per Ambrosino.

Il cambio di Belotti

Tuttavia, l’uscita di Belotti ha privato il Modena di un riferimento importante nella gestione delle situazioni offensive. La squadra ha perso parte della propria capacità di tenere il pallone nella metà campo avversaria e di alleggerire la pressione attraverso il lavoro della prima punta.

Il Mantova ha continuato a insistere e all’84’ ha trovato il meritato pareggio. Sugli sviluppi di un calcio d’angolo battuto da Bragantini, Spinaccè ha attaccato efficacemente l’area di rigore e ha anticipato la difesa modenese con un colpo di testa vincente.

Una rete che ha premiato la maggiore aggressività offensiva degli ospiti nella seconda parte della gara e che ha evidenziato l’importanza delle situazioni da palla inattiva nell’economia del risultato. Nel finale il Modena ha provato a riportarsi in avanti, ma senza riuscire a costruire occasioni sufficientemente pericolose per modificare nuovamente il punteggio.

L’analisi finale: gestione del vantaggio, cambi e palle inattive, i tre snodi tattici del derby

Il pareggio tra Modena e Mantova lascia in eredità diversi spunti di riflessione sul piano tattico. La partita ha mostrato due squadre capaci di interpretare momenti differenti della gara, ma anche alcune difficoltà nella gestione delle situazioni di vantaggio e svantaggio.

Il Modena ha disputato un primo tempo complessivamente positivo, dimostrando di avere maggiore controllo territoriale e una migliore organizzazione nella costruzione della manovra. Il 3-5-2 di Galloppa ha permesso di occupare efficacemente il centrocampo, sfruttare l’ampiezza garantita dagli esterni e creare superiorità nelle zone laterali. La coppia Belotti-Ambrosino ha rappresentato un riferimento costante per gli sviluppi offensivi, con movimenti complementari e una buona capacità di attaccare la profondità.

Il problema dei gialloblù è emerso soprattutto nella gestione della seconda parte della gara. Dopo aver trovato il vantaggio, la squadra ha progressivamente ceduto campo al Mantova, abbassando il proprio baricentro e perdendo incisività nelle ripartenze. L’uscita di Belotti ha inoltre ridotto la capacità di mantenere il pallone in avanti, consentendo agli avversari di aumentare ulteriormente la pressione.

Dall’altra parte, il Mantova ha dimostrato una buona capacità di reazione. Il 3-4-2-1 iniziale non ha prodotto i risultati sperati nella prima frazione, soprattutto per le difficoltà dei due trequartisti nel trovare spazio tra le linee. Le quattro sostituzioni effettuate all’intervallo hanno però modificato il rendimento offensivo della squadra, aumentando dinamismo, presenza nell’area avversaria e possibilità di attaccare gli spazi.

Un altro elemento determinante è stato il ricorso alle palle inattive. Il pareggio è arrivato proprio da un calcio d’angolo, situazione nella quale il Mantova ha saputo sfruttare la fisicità e i tempi d’inserimento di Spinaccè. Al contrario, il Modena non è riuscito a difendere adeguatamente una situazione che, in una fase così delicata della partita, avrebbe richiesto maggiore attenzione e organizzazione.

In definitiva, il risultato di 1-1 racconta una partita divisa in due momenti tatticamente distinti. Il Modena ha avuto il controllo nella prima frazione e ha trovato il vantaggio grazie alla qualità delle proprie transizioni offensive. Il Mantova, invece, ha saputo cambiare volto alla gara attraverso le sostituzioni e una maggiore aggressività nella metà campo avversaria.

La differenza l’hanno fatta soprattutto la capacità di adattamento e la gestione dei momenti della partita. Galloppa può recriminare per non aver saputo proteggere il vantaggio, mentre Modesto può considerare il pareggio un risultato importante, costruito attraverso letture dalla panchina e una ripresa decisamente più intraprendente.

Modena, Mantova, Modesto, Bragantini

2 Novembre 2026

Alessandro De Brasi

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