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Tasse e promozione in Serie A: quanto incassa lo Stato quando un club sale dalla B

Il tema di tasse e promozione in Serie A resta poco raccontato, eppure è molto concreto. Quando una squadra passa dalla cadetteria al massimo campionato, il suo monte ingaggi si moltiplica. E gli stipendi dei calciatori vivono quasi interamente nello scaglione più alto dell’IRPEF. Il risultato è un gettito fiscale che cresce in modo netto, trattenuto alla fonte dal club stesso.

Perché la promozione moltiplica il monte ingaggi

Il divario di spesa tra i due campionati è ampio e documentato. Nel 2025/26 l’aggregato degli stipendi lordi dei calciatori di Serie A ha toccato 1,1 miliardi di euro. In Serie B lo stesso monte ingaggi, comprensivo di staff e direttori sportivi, ha superato i 280 milioni. La società di vertice della cadetteria, il Monza, viaggiava intorno ai 33 milioni lordi. In Serie A, invece, cinque club superavano da soli i 100 milioni. Una neopromossa di media fascia, quindi, non raddoppia soltanto la spesa. Spesso la triplica, per reggere il salto di categoria.

Come lo Stato incassa: IRPEF, addizionali e IRAP

Lo stipendio di un professionista si colloca quasi tutto oltre la soglia dei 50.000 euro. Su quella fascia l’aliquota IRPEF è del 43%, la più alta prevista. A questa si aggiungono le addizionali regionale e comunale, che valgono diversi punti percentuali. Il club agisce da sostituto d’imposta: trattiene l’IRPEF in busta paga e la versa all’erario. Più alto è il monte ingaggi, più alto è il prelievo. Su una rosa da diverse decine di milioni lordi, la sola imposta trattenuta pesa in modo rilevante. A questo si sommano l’IRAP sul costo del lavoro e l’IVA sui maggiori ricavi da botteghino e commerciali.

Il fattore Decreto Crescita

C’è un elemento che ha reso questo salto ancora più ricco per lo Stato. Fino al 2023 il cosiddetto Decreto Crescita dimezzava la base imponibile dei calciatori arrivati dall’estero. In pratica l’erario incassava meno sugli stranieri, che in Serie A sono la maggioranza della rosa. Il regime è stato abolito per gli sportivi dal 1° gennaio 2024. Da allora anche i giocatori stranieri vengono tassati sull’intero reddito. Per questo oggi la promozione porta nelle casse pubbliche più di quanto avrebbe portato pochi anni fa. La leva fiscale, un tempo alleata dei club, è tornata interamente a favore dello Stato.

FAQ

Lo Stato guadagna davvero di più se la mia squadra sale in Serie A?
Sì. In Serie A gli stipendi si moltiplicano e sono tassati con l’aliquota più alta, trattenuta alla fonte dal club. Più cresce il monte ingaggi, più cresce l’IRPEF versata all’erario, a cui si aggiungono IRAP e IVA.

Cos’era il Decreto Crescita e perché conta?
Era un’agevolazione che dimezzava le tasse sui calciatori arrivati dall’estero. È stato abolito per gli sportivi dal 2024. Ora lo Stato incassa l’intera imposta anche sugli stranieri, che in Serie A sono la maggioranza.

29 Agosto 2026

Jacopo Giuccioli

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