Il Palermo comincia la Serie B 2026/27 con tre punti pesanti, superando 1-0 la Juve Stabia al Renzo Barbera. Una vittoria costruita soprattutto nel primo tempo, quando la squadra di Filippo Inzaghi ha mostrato qualità, aggressività e capacità di attaccare rapidamente gli spazi, ma che nella ripresa si è trasformata in una partita molto più sporca e rischiosa. Addentriamoci nell’analisi tattica di Palermo-Juve Stabia.
Il 4-2-3-1 di Inzaghi: ampiezza e attacco dello spazio
Inzaghi ha scelto un 4-2-3-1 con Fortin in porta, Cassandro, Bani, Ceccaroni e Augello in difesa; Segre e Ranocchia davanti alla linea arretrata; Vavassori, Hernani e Johnsen alle spalle di Pohjanpalo.
La struttura offensiva era abbastanza chiara: Pohjanpalo come riferimento centrale, Hernani alle sue spalle e i due esterni incaricati di attaccare le corsie e soprattutto lo spazio alle spalle della difesa.
Ma il particolare più importante è stato il comportamento di Pohjanpalo.
Sul gol dell’1-0 il finlandese non si limita a fare il centravanti: recupera palla nella zona centrale del campo e immediatamente cerca la profondità. Il suo passaggio per Johnsen trasforma un recupero difensivo in un’azione da gol nel giro di pochi secondi. Johnsen riceve campo, rientra verso il centro e conclude sul secondo palo.
È un’azione che fotografa bene l’idea di Inzaghi: recuperare e attaccare immediatamente lo spazio prima che l’avversario possa ricomporsi.
La Juve Stabia: 4-3-3 con un problema nella transizione difensiva
De Giorgio ha risposto con un 4-3-3 composto da Boer, Ricciardi, Bettella, Bellich e Scuderi; Pierobon, Buglio e Battistella in mezzo; Patanè, Candellone e Piscopo davanti.
La scelta aveva una logica precisa: cercare di avere superiorità numerica in mezzo al campo e contemporaneamente mantenere tre giocatori pronti ad attaccare la linea difensiva rosanero.
Il problema è emerso però nelle transizioni.
Sul gol, la Juve Stabia perde il pallone e non riesce a impedire a Pohjanpalo di alzare immediatamente la testa e cercare Johnsen. La squadra è ancora lunga e Johnsen riceve troppo spazio per puntare la porta.
Questo tipo di situazione si è ripetuto, soprattutto nel primo tempo, quando il Palermo è riuscito ad attaccare rapidamente dopo il recupero.
Perché il Palermo ha dominato il primo tempo
La prima frazione è stata quella in cui il piano di Inzaghi ha funzionato meglio.
Il Palermo riusciva a recuperare palla e verticalizzare rapidamente, ma contemporaneamente aveva abbastanza uomini vicino all’area per attaccare le seconde palle.
La Juve Stabia, invece, aveva difficoltà a trasformare il possesso in vere occasioni da gol.
Il Palermo è andato vicino al raddoppio con Pohjanpalo e Ranocchia, che ha colpito anche una traversa. Boer è stato chiamato più volte all’intervento.
La sensazione tattica era quindi abbastanza netta: il Palermo riusciva ad arrivare in zona pericolosa con meno passaggi e maggiore qualità nelle giocate decisive.
La ripresa: il Palermo abbassa il baricentro
Con il vantaggio acquisito, il Palermo arretra progressivamente. Non è necessariamente una scelta sbagliata: proteggere l’1-0, soprattutto all’esordio, può essere perfettamente razionale.
Il problema è che, diminuendo la pressione in avanti, diminuisce anche la possibilità di recuperare palla in zone avanzate.
La Juve Stabia può quindi risalire il campo con maggiore continuità.
Il Palermo continua a difendersi bene per gran parte della ripresa, ma perde progressivamente il controllo territoriale della partita. La gara diventa più fisica, più frammentata e meno controllabile attraverso il possesso.
Ed è proprio qui che emerge il principale margine di miglioramento della squadra di Inzaghi: non confondere la gestione del risultato con la rinuncia al controllo della partita.
La chiave tattica: transizioni contro possesso
La partita può essere riassunta attraverso due principi.
Palermo: transizione positiva.
Recupero palla → verticalizzazione immediata → attacco dello spazio → Johnsen/Pohjanpalo.
Juve Stabia: possesso e ricerca dell’ampiezza.
Costruzione → avanzamento dei centrocampisti → ricerca degli esterni → attacco dell’area.
Nel primo tempo ha prevalso nettamente il primo modello.
Nel secondo, la Juve Stabia è riuscita progressivamente a portare la partita sul secondo terreno.
Ed è per questo che il risultato finale è rimasto soltanto 1-0 nonostante un primo tempo in cui il Palermo avrebbe potuto segnare almeno un’altra rete.
