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Commissioni agenti in Serie B: come funziona davvero il sistema

Commissioni agenti in Serie B: come funziona davvero il sistema

Quando si parla del mercato della Serie B, l’attenzione si concentra quasi sempre sui cartellini. Eppure, in un campionato dove gli ammortamenti sono spesso a una sola cifra e i prestiti dominano la sessione estiva, la voce di spesa più sottovalutata è un’altra: le commissioni versate agli agenti. Una voce che, nel 2024, ha sfiorato i trentaquattro milioni di euro complessivi per i club di B. Una cifra che racconta molto di come funzioni davvero la categoria.

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BKT Series logo during the Serie BKT soccer match between Frosinone and Modena at the Frosinone Benito Stirpe stadium, Italy – Tuesday, August 27, 2024 – Soccer Photo by Fabrizio Corradetti/LaPresse PUBLICATIONxNOTxINxITAxFRAxCHN Copyright: xFabrizioxCorradetti/LaPressex

Il dato sulle commissioni agenti Serie B: 33,6 milioni

Secondo il report ufficiale pubblicato dalla FIGC, nell’anno solare 2024 i club della Serie B hanno versato complessivamente 33,6 milioni di euro ai procuratori. Per dare un termine di paragone, l’intera Serie C si è fermata sotto i sette milioni. La distribuzione interna è fortemente disomogenea. In testa la Sampdoria, con poco più di cinque milioni di euro di commissioni; seguono Sassuolo e Salernitana, entrambe sopra i quattro milioni e tre, condizionate evidentemente dalle code di operazioni avviate in Serie A. Lo Spezia chiude la top quattro con 3,8 milioni, dato che riflette la massiccia campagna acquisti di gennaio 2024 per evitare la retrocessione. All’estremo opposto, club come Sudtirol, Juve Stabia e Carrarese hanno chiuso l’anno con cifre tra i 180 e i 280 mila euro.

Il dato richiede una cautela interpretativa. Le commissioni non sono una fotografia della solidità finanziaria del club, né tantomeno della qualità della rosa. Sono una funzione del volume di operazioni concluse, della tipologia di contratti firmati e della forza negoziale dei procuratori coinvolti. Una società che cambia metà rosa ogni estate, anche solo con prestiti, paga molto. Una società che lavora per blocchi pluriennali paga meno.

Come si formano le commissioni

Nel calcio professionistico, le commissioni ai procuratori si formano lungo tre direttrici. La prima è la rappresentanza del calciatore: l’agente accompagna l’assistito nella firma o nel rinnovo, e percepisce una percentuale sull’ingaggio lordo. La seconda è la rappresentanza del club, che incarica un agente di concludere un’operazione specifica. La terza è la cosiddetta doppia rappresentanza, oggi al centro del dibattito regolatorio, in cui lo stesso agente assiste contestualmente il calciatore e uno dei due club.

In Serie B, le percentuali si muovono storicamente in una forbice ampia, tipicamente tra il 5 e il 10 per cento del valore complessivo del contratto, con punte significativamente superiori per operazioni ad alta competizione tra più club. Trattandosi di una categoria con monte ingaggi mediamente più contenuto, la marginalità per il singolo agente è inferiore rispetto alla Serie A, ma il volume complessivo di transazioni resta elevato proprio per la natura ad alta rotazione del mercato cadetto.

Il quadro normativo, in continua evoluzione

Sul piano regolatorio, la situazione è oggi meno chiara di quanto si potesse immaginare due anni fa. La FIFA ha varato il nuovo Football Agent Regulations a inizio 2023, segnando un ritorno al sistema delle licenze obbligatorie (abbandonato nel 2015) e introducendo, in particolare, un tetto massimo alle commissioni sulle singole operazioni. La norma è stata accolta con forti opposizioni dagli agenti e impugnata davanti a diversi tribunali nazionali. A fine dicembre 2023, una circolare FIFA ha sospeso a livello mondiale l’applicazione delle parti più rilevanti del regolamento, incluso il fee cap, in attesa della pronuncia della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

In Italia, la FIGC ha approvato il proprio nuovo Regolamento Agenti Sportivi nell’aprile 2025, recependo soltanto le parti del FFAR non sospese. Il risultato è un quadro ibrido, in cui convivono la disciplina nazionale, le residue norme FIFA in vigore, l’esame federale, e l’attesa di una decisione europea che potrebbe ridisegnare l’intero impianto. Per la Serie B, dove la pressione economica sui bilanci è strutturalmente alta, l’esito di questa partita regolatoria avrà conseguenze concrete sulla sostenibilità del modello operativo dei club.

Perché la Serie B paga (proporzionalmente) tanto

Una lettura del fenomeno richiede di partire dalla natura economica della categoria. Pochi club di B hanno ricavi commerciali significativi, l’unica vera leva è la valorizzazione e la rivendita dei calciatori, e la finestra di permanenza media di un giocatore è breve. Ne consegue che ogni operazione, ogni rinnovo, ogni cessione passa quasi inevitabilmente da una procuratela. In un sistema dove il singolo cartellino vale poco ma il flusso di operazioni è continuo, la commissione diventa la vera leva di guadagno per gli agenti, e la vera linea di costo invisibile per i club. È il paradosso della categoria: una piazza dove i numeri sembrano piccoli, ma dove le percentuali pesano in modo strutturalmente sproporzionato sulla redditività complessiva del sistema.

10 Maggio 2026

Jacopo Giuccioli

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