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Salary cap in Serie B: come funziona davvero il tetto agli stipendi

Serie B playoff

Quando si parla di salary cap, la Serie B è l’unica categoria del professionismo nazionale ad aver sperimentato un tetto agli stipendi nella sua forma più rigida, nel 2013, e a essersi tenuta da allora dentro un sistema di vincoli economici progressivi. Il tema, oggi, torna centrale nel dibattito sulla sostenibilità del calcio italiano e si intreccia con i nuovi parametri introdotti dalla FIGC e dalla UEFA.

L’esperimento del Salary cap in Serie B nella stagione 2013/14

Il salary cap in Serie B viene introdotto nella stagione 2013/14, su impulso dell’allora presidente di Lega Andrea Abodi. Il modello fissa un tetto individuale di 300mila euro lordi: 150mila per la parte fissa e 150mila per la parte variabile, divisa a sua volta tra bonus individuali e premi di squadra. La regola si applica ai contratti firmati dal 1° luglio 2013, lasciando intatti gli accordi in essere.

A questo livello individuale si affianca un parametro collettivo. Il rapporto tra emolumenti (giocatori e staff tecnico) e Valore della Produzione viene fissato prima al 60%, poi al 70%. Chi sfora subisce decurtazioni sulla quota di mutualità, in misura proporzionale all’eccedenza. Le risorse trattenute vengono in parte redistribuite ai club virtuosi, in parte destinate ai settori giovanili.

L’effetto è significativo. Secondo i dati del ReportCalcio FIGC, tra il 2014 e il 2019 la Serie B non ha mai superato il 70% del rapporto tra costo del lavoro e ricavi di vendita. Il numero di ingaggi superiori a 500mila euro annui si riduce drasticamente.

forma societaria Serie B

Dal tetto individuale al soft cap

Negli anni successivi il tetto individuale viene rimosso. Resta il parametro collettivo, oggi al 70% del rapporto emolumenti su Valore della Produzione. Chi vuole superare la soglia non viene escluso dal mercato, ma deve coprire l’eccedenza con una fideiussione aggiuntiva. È il cosiddetto soft cap: una disciplina che non vieta, ma rende esplicito il costo del rischio.

La filosofia è cambiata. Dal divieto si è passati alla responsabilizzazione: chi spende oltre certe soglie deve dimostrare di poterselo permettere, garantendo lo sforamento con risorse vincolate. È un modello che dialoga bene con i nuovi indicatori federali, in particolare con il CLA, e che mantiene la cadetteria entro un perimetro di sostenibilità.

Il dibattito sul salary cap nel calcio italiano

Il tema riemerge ciclicamente in Serie A, dove non è mai stato adottato. Le obiezioni sono note: la Serie A non vive in un sistema chiuso come le leghe nordamericane, deve confrontarsi con la concorrenza europea e con la libera circolazione dei lavoratori sancita dai Trattati UE. Un tetto rigido rischierebbe di svantaggiare i club italiani rispetto a Premier League, Bundesliga e Liga.

La Serie C ha invece scelto la strada opposta. Dalla stagione 2025/26 ha introdotto in via sperimentale un salary cap relativo, con una soglia indicativa intorno al 55% del valore della produzione. La motivazione è di sopravvivenza più che di equilibrio competitivo: la terza serie ha registrato negli ultimi anni un numero crescente di penalizzazioni e cancellazioni dal campionato per ragioni economiche.

In mezzo, la Serie B mantiene la sua posizione storica. Il soft cap funziona come argine, il CLA federale al 70% dei ricavi come livello-soglia generale, le verifiche della Lega due volte a stagione come strumento di controllo continuo. È un equilibrio costruito nel tempo, che ha contribuito a tenere il bilancio aggregato della cadetteria più sano di quello della massima serie nel rapporto costi/ricavi.

Il dibattito resta aperto e tocca il cuore di una domanda che il calcio italiano si pone da anni: si può essere competitivi e sostenibili insieme? La Serie B, nei limiti della sua dimensione economica, ha provato per prima a rispondere.

FAQ

Esiste oggi un salary cap in Serie B?
Esiste un sistema di soft cap. Non c’è più un tetto individuale agli stipendi, ma resta il vincolo del 70% del rapporto tra emolumenti e Valore della Produzione. Chi sfora deve coprire l’eccedenza con una fideiussione.

Perché in Serie A non è mai stato introdotto il salary cap?
Per ragioni di concorrenza europea e libera circolazione. Un tetto rigido in Serie A penalizzerebbe i club italiani rispetto alle altre leghe del continente. Per questo si è scelta la strada dei parametri di sostenibilità, come il Costo del Lavoro Allargato.

27 Giugno 2026

Jacopo Giuccioli

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