DentrolaB non racconta la Serie B. La analizza. La interpreta. La contestualizza. Dentro il campo. Oltre i 90 minuti

La Serie B perde 700mila euro al giorno: i conti della cadetteria nel report FIGC

indice di liquidità Serie B

I conti della Serie B raccontano una categoria che vive strutturalmente oltre le proprie possibilità. Nell’ultima stagione con bilanci approvati e depositati, la 2023-24, i venti club cadetti hanno chiuso con un rosso aggregato da 238 milioni di euro. Ridotto a scala quotidiana, significa circa 700mila euro bruciati ogni giorno per dodici mesi.

bilanci Serie B, conti della Serie B

Un valore della produzione da 483 milioni, costi da 634

Il quadro emerge dai dati del Centro Studi federale, ripresi nella relazione con cui la FIGC ha fotografato lo stato del sistema. Le venti società analizzate hanno prodotto 483 milioni di euro di valore della produzione a fronte di costi operativi pari a 634 milioni. La distanza fra le due voci è di 151 milioni, e il risultato netto scivola a meno 238 una volta considerate le componenti finanziarie e straordinarie.

Non è un incidente di percorso. La perdita aggregata accumulata dalla Serie B fra il 2007 e il 2024 ammonta a 1,75 miliardi di euro. È una serie storica lunga diciassette anni, che attraversa gestioni diverse, proprietà diverse e almeno tre cicli di diritti televisivi.

Il costo del lavoro che ha rotto ogni argine

L’indicatore più eloquente riguarda il rapporto fra costo del lavoro e valore della produzione. In cinque anni è passato dal 55 all’82 per cento. Significa che oltre quattro quinti di quanto un club cadetto genera vengono assorbiti da stipendi e ammortamenti sui cartellini, prima ancora di pagare trasferte, stadio, staff e struttura.

Nello stesso periodo la Serie A ha percorso la strada opposta, scendendo dal 55 al 52 per cento. In termini assoluti il costo del lavoro della cadetteria è cresciuto da 212 milioni nella stagione 2019-20 a 394 milioni nel 2023-24, quasi il doppio in quattro anni. La spesa è aumentata molto più velocemente della capacità di produrre ricavi, e in un campionato dove i diritti televisivi pesano attorno al dieci per cento del fatturato quel divario non si colma.

Le stampelle del Covid e i quindici esclusi

Una parte dell’equilibrio contabile degli ultimi anni si regge su misure emergenziali. I club di Serie B hanno utilizzato rivalutazioni per 70 milioni, sospensioni degli ammortamenti per 109 milioni e rinvii di perdite per 310 milioni. Sono strumenti che hanno alleggerito i bilanci nell’immediato, ma che torneranno a pesare sugli esercizi futuri.

Il rischio di sistema ha già una misura storica. Dal 1986-87 al 2024-25 quindici club di Serie B non sono stati ammessi al campionato per inadempimenti economico-finanziari. Letto insieme alla curva dei costi, quel numero smette di sembrare un’anomalia del passato.

La riforma a diciotto squadre, ferma da sei anni

La risposta politica più discussa resta la riduzione degli organici. Portare Serie A e Serie B a diciotto squadre è un obiettivo dichiarato dal febbraio 2020. Nel febbraio 2026 è stata consegnata alle componenti federali la diciassettesima bozza di lavoro, senza che il percorso sia arrivato a un voto definitivo.

Il ragionamento economico è lineare. Meno squadre significa meno costi complessivi e una redistribuzione più concentrata delle risorse. Il nodo politico è altrettanto lineare, perché ogni riduzione toglie posti a piazze che sul torneo cadetto costruiscono la propria sostenibilità economica. Finché il quadro contabile resta questo, la discussione è destinata a tornare a ogni assemblea.

12 Settembre 2026

Jacopo Giuccioli

CLASSIFICA

ANALISI & TATTICA

ESCLUSIVE