Con la scomparsa di Osvaldo Bagnoli, morto all’età di 91 anni, il calcio italiano perde uno degli allenatori più iconici della sua storia. Un tecnico capace di compiere un’impresa che ancora oggi appare irripetibile: prendere una squadra in Serie B e, nel giro di tre anni, portarla a vincere lo Scudetto.
Un percorso che rende Bagnoli una figura indissolubilmente legata anche alla storia della Serie B.
Dalla promozione al tricolore
Nell’estate del 1981 Bagnoli torna sulla panchina dell’Hellas Verona. La squadra si era salvata in extremis nella stagione precedente e il presidente Celestino Guidotti gli affida il compito di riportarla in alto.
La risposta arriva subito: nel campionato 1981/82 il Verona conquista la promozione in Serie A, Ma quello è solo l’inizio.
Alla prima stagione nella massima serie arriva un sorprendente quarto posto, seguito da un’altra annata ai vertici e, infine, dal capolavoro del 1984/85.
Con una squadra costruita senza grandi stelle, ma con giocatori valorizzati come Garella, Tricella, Fanna e Di Gennaro, ai quali si aggiungono Hans-Peter Briegel e Preben Elkjær Larsen, il Verona conquista il primo e unico Scudetto della propria storia.
Un caso più unico che raro nella storia del calcio italiano
Bagnoli riuscì infatti a trasformare una neopromossa nella squadra più forte d’Italia in appena tre stagioni, in un’epoca in cui la Serie A era considerata il campionato più competitivo del mondo.
Quel Verona resta ancora oggi l’unica squadra di una città non capoluogo di regione ad aver conquistato lo Scudetto nell’era del girone unico.
Nove anni che hanno cambiato la storia del Verona
Il ciclo di Bagnoli sulla panchina gialloblù durerà fino al 1990.
In nove stagioni arriveranno:
- una promozione dalla Serie B;
- uno Scudetto;
- due finali di Coppa Italia;
- tre qualificazioni alle coppe europee;
- il record di presenze da allenatore nella storia dell’Hellas Verona.
Numeri che spiegano perché sia ancora oggi considerato il tecnico più importante nella storia del club.
Il saluto dell’Hellas Verona
Il club gialloblù ha ricordato così il suo allenatore simbolo:
“Verona – Con infinita tristezza e commozione, Hellas Verona FC piange la scomparsa del proprio Presidente Onorario, Osvaldo Bagnoli, ora e per sempre Leggenda inimitabile non solo del nostro Club, ma di tutto il calcio italiano.
Impossibile racchiudere in poche righe cosa ha rappresentato e rappresenta per l’Hellas Verona Osvaldo Bagnoli. Originario della Bovisa, quartiere operaio di Milano, e di umili origini, Osvaldo ha conservato in ogni sua parola e in ogni suo gesto un’umiltà che hanno ispirato rispetto e ammirazione da ogni persona e tifoso incontrato sul proprio cammino.
Dopo un inizio di carriera da giocatore al Milan, è proprio al Verona che Osvaldo si è imposto per quattro anni come mezz’ala dall’ottima predisposizione al gol. Appese le scarpette al chiodo nel 1973, se le riallaccia per diventare, immediatamente, allenatore della Solbiatese. Nelle esperienze a Como, Rimini, Fano e Cesena ottiene salvezze, promozioni e mostra le qualità che nel 1981 lo portano a incrociare nuovamente la strada del Verona che – dopo un decennio quasi ininterrotto di Serie A – fatica a tornare nella massima serie.
Pronti, via: l’estate dell’Italia Campione del Mondo in Spagna è anche quella in cui – al primo tentativo e al termine di una cavalcata esaltante – Bagnoli e il suo Verona tornano in Serie A, l’unica categoria frequentata dai gialloblù per le 8 stagioni successive. E non una Serie A “qualsiasi”. La migliore di sempre, dove il piccolo grande Verona del piccolo grande Osvaldo conquisterà tre partecipazioni alle coppe europee (due UEFA e una dei Campioni) e due finali di Coppa Italia.
Ma è nella stagione 1984/85, naturalmente, che si compie il capolavoro assoluto di Bagnoli e del Verona, prima e tutt’ora unica squadra di città non capoluogo di Regione a conquistare lo Scudetto nella Serie A a girone unico. Un’impresa mai troppo celebrata, che tutti i protagonisti, nessuno escluso, attribuiscono prima di tutto al mister.
Negli ultimi anni di vita, i meritati riconoscimenti: la Hall of Fame del Calcio Italiano della FIGC nel 2017, il titolo di Presidente Onorario dell’Hellas Verona nel 2018.
Col suo carattere semplice e l’intelligenza acutissima, il suo broncio dolce e concentrato che, in quel dodici maggio 1985, si aprì nel sorriso più bello e vero che la nostra città abbia mai visto.
Sei il più Grande di tutti. E ci manchi già, Osvaldo.”
