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Quanto costa una stagione in Serie B? Tutti i numeri, voce per voce

Gestire un club di Serie B è un’operazione da decine di milioni di euro. I numeri ufficiali, i bilanci pubblicati e le stime degli osservatori specializzati restituiscono un quadro preciso e spesso sorprendente di quanto costi stare in Serie B per una stagione intera.

Una cifra che varia enormemente tra chi arriva dalla Serie A con gli ammortizzatori del paracadute e chi è neopromosso dalla terza serie, ma che in entrambi i casi supera abbondantemente quello che l’immaginario collettivo attribuisce alla seconda divisione del calcio italiano.

stagione Serie B

Gli stipendi: la voce che pesa di più

Il monte ingaggi è il dato più rilevante e quello che divide più nettamente i venti club. Nella stagione 2025/26 il monte stipendi aggregato della Serie B, comprensivo di calciatori, allenatori e direttori sportivi, ha superato i 280 milioni di euro lordi a ottobre, per poi lievitare fino a 323,5 milioni a marzo, con 282,3 milioni di parte fissa e 41,2 milioni di bonus e variabili, secondo i dati raccolti da Sprint e Sport sulla base delle comunicazioni ufficiali alla Lega.

Il divario tra i club è abissale. Nella stagione 2025/26 il Monza, retrocesso dalla Serie A, guidava la classifica con quasi 33 milioni di monte ingaggi lordo, seguito da Palermo e Venezia, le altre due squadre a superare i 30 milioni. All’estremo opposto il Pescara, fanalino di coda con meno di 7 milioni. Un rapporto di quasi 1 a 5 tra il club più ricco e quello più povero, nella stessa categoria.

I minimi retributivi per la stagione 2026/27, aggiornati dalla Lega B, parlano di 19.157 euro lordi annui per i calciatori tra i 16 e i 19 anni, 25.623 euro per la fascia 20-23 anni e 34.531 euro per chi ha compiuto i 24 anni. Cifre che al netto delle tasse traducono in circa 1.500-2.000 euro mensili per chi percepisce il minimo sindacale, una soglia di tutela, non la realtà della maggior parte dei contratti.

Una novità strutturale introdotta dal 2026 riguarda la clausola di retrocessione. Gli standard nei nuovi contratti, prevedono un taglio automatico del 25% sulla parte fissa dell’ingaggio in caso di discesa in Serie C. Una protezione per i club che aiuta a rendere più sostenibile la gestione del personale nelle fasi di crisi sportiva.

La norma sul contenimento costi

La Serie B è il primo campionato italiano ad aver introdotto un sistema strutturato di contenimento degli stipendi, adottato dalla stagione 2013/14. Il salary cap della cadetteria fissa un tetto individuale a 300mila euro lordi annui per singolo giocatore, chi supera quella soglia genera una contribuzione obbligatoria che viene redistribuita allo sviluppo dei vivai. Non è un tetto assoluto, le squadre possono comunque superarlo, ma ogni euro sopra quella soglia ha un costo aggiuntivo per il club.

La Lega B ha approvato nel febbraio 2026 un rafforzamento significativo del sistema premiante per i giovani. La nuova soglia minima di minutaggio degli under 23 per accedere ai bonus, fissata a 900 minuti dal 2012, verrà raddoppiata e poi triplicata nei prossimi due anni.

Il bonus vivaio è stato alzato dal 10 al 30%, ed è stata introdotta una nuova agevolazione legata al primo contratto dei giovani calciatori. Un sistema che incentiva concretamente l’investimento nei settori giovanili.

I diritti televisivi: quanto incassa ogni club

L’accordo tra Lega B e DAZN per il triennio 2024-2027 vale circa 35-40 milioni di euro a stagione, in riduzione rispetto ai 44 milioni del ciclo precedente, quando era presente anche Sky come co-broadcaster. Divisi tra venti club, significa una quota media di 1,75-2 milioni per squadra, ma la distribuzione non avviene in parti uguali.

A differenza della Serie A, dove la Legge Melandri prevede una ripartizione che tiene conto anche dei risultati sportivi e del radicamento sociale, in Serie B i diritti TV vengono distribuiti esclusivamente in base a parametri strutturali: investimenti nei vivai, infrastrutture e minutaggio dei giovani. Non conta dove si è arrivati in classifica, ma quanto si investe nel sistema. Una filosofia che riflette il ruolo che la Lega B si è data, quello di serbatoio del calcio italiano.

A questi proventi si aggiungono circa 15-20 milioni complessivi distribuiti ogni anno dalla Serie A come quota di mutualità, oltre ai paracadute per le retrocesse, che nella prima stagione dopo la discesa dalla massima serie possono valere tra i 15 e i 25 milioni, costituendo un vantaggio competitivo enorme rispetto alle neopromosse dalla C.

Lo staff tecnico e dirigenziale

Gli allenatori della Serie B nel 2025/26 hanno pesato sui bilanci per 27 milioni lordi complessivi, in netto calo rispetto ai 35,2 milioni della stagione 2024/25, una riduzione dovuta principalmente al cambio di tecnici nelle squadre retrocesse, che hanno sostituito allenatori con ingaggi da Serie A con profili calibrati sulla cadetteria.

I direttori sportivi aggiungono un’ulteriore voce: mediamente tra i 300mila e i 600mila euro lordi annui per i profili di esperienza, con punte superiori per i DS più quotati. I preparatori atletici, i medici, i fisioterapisti, gli analisti video e il resto dello staff tecnico completano un organigramma che nei club più strutturati può arrivare a 30-40 persone tra tecnici e collaboratori, con un costo complessivo dello staff non calciatori che oscilla tra 1,5 e 4 milioni a seconda delle ambizioni del club.

Le trasferte: un costo spesso sottovalutato

Una delle voci che il pubblico tende a non considerare è quella delle trasferte. Nel corso di una stagione di Serie B ogni club affronta 19 gare esterne più eventuali playoff o playout, a cui si aggiungono i turni di Coppa Italia. Lo spostamento di un gruppo squadra, tipicamente 40-50 persone tra giocatori, staff tecnico, medico e dirigenti, comporta costi che variano enormemente in funzione delle distanze.

Il Mantova, che nella stagione 2024/25 gestiva uno dei bilanci più contenuti della categoria, ha dichiarato esplicitamente alla Gazzetta di Mantova di utilizzare voli charter per le trasferte più lunghe. Un volo charter per un gruppo di 45 persone verso le destinazioni più distanti, Palermo, Catanzaro, Cagliari, può costare tra i 30mila e i 70mila euro andata e ritorno, a seconda del vettore e della stagione. Per le trasferte in pullman, i costi si abbassano sensibilmente ma i tempi di viaggio aumentano.

Sommando trasporti, alloggi, pasti e l’organizzazione logistica per tutte le trasferte stagionali, la voce può pesare tra 800mila e 2 milioni di euro a seconda della collocazione geografica del club e delle sue scelte organizzative. Un club del Nord che affronta poche lunghe trasferte spende molto meno di una squadra meridionale che deve raggiungere regolarmente le piazze del settentrione.

Il settore giovanile: investimento o costo?

Il vivaio è una delle voci più difficili da quantificare con precisione, ma anche una delle più strategiche — soprattutto in un sistema come quello della Serie B, che incentiva economicamente l’investimento nei giovani. I costi del settore giovanile includono: stipendi di allenatori e collaboratori tecnici delle squadre giovanili, vitto e alloggio per i calciatori in convitto, trasferte delle squadre giovanili, gestione dei campi di allenamento, costi medici e fisioterapici, iscrizioni ai campionati giovanili.

Un vivaio strutturato, con squadre dalla categoria Pulcini fino alla Primavera, può costare tra 500mila e 3 milioni di euro all’anno a seconda dell’ampiezza dell’organizzazione. I club che investono di più, come quelli con accordi di affiliazione con grandi club di Serie A, possono superare questi importi, ma beneficiano in cambio dei bonus Lega B legati al minutaggio dei giovani.

La nuova norma che porta il bonus vivaio dal 10 al 30% renderà questo investimento ancora più conveniente dal punto di vista economico nei prossimi anni.

Lo stadio e i costi operativi

La gestione dello stadio è una voce che la maggior parte dei club di Serie B porta a bilancio come costo, non come ricavo proprietario: meno del 20% dei club italiani è proprietario del proprio impianto. Gli altri pagano un canone di utilizzo al Comune o all’ente gestore, che può variare da poche decine di migliaia a diverse centinaia di migliaia di euro all’anno.

A questo si aggiungono i costi del personale di servizio nelle gare interne: steward, addetti alla sicurezza, biglietterie, pulizie. Una gara casalinga di Serie B con 5.000-10.000 spettatori può costare al club tra i 15mila e i 40mila euro solo in personale di match day. Moltiplicato per le 19 gare interne, la voce supera facilmente il mezzo milione di euro.

I costi operativi generali, utenze, manutenzione dei campi di allenamento, attrezzature, divise, materiale medico, lavanderia, assicurazioni, completano un quadro che nei club più strutturati supera complessivamente il milione di euro anche senza considerare le voci già citate.

Il conto finale: quanto costa davvero

Mettendo insieme tutte le voci, il costo totale di una stagione in Serie B può essere stimato su tre livelli:

Club neopromosso dalla Serie C con ambizioni di salvezza: tra i 10 e i 15 milioni di euro. È il caso del Mantova nella stagione 2024/25, che la Gazzetta di Mantova ha quantificato in circa 13 milioni totali, con circa 7 milioni di monte ingaggi e il resto distribuito tra trasferte, stadio, vivaio e costi operativi.

Club di media categoria con ambizioni di playoff: tra i 18 e i 28 milioni. Un monte ingaggi nell’ordine dei 12-18 milioni, settore giovanile strutturato, gestione professionale delle trasferte e degli impianti.

Club retrocesso dalla Serie A o con grandi ambizioni di promozione: tra i 30 e i 45 milioni. Monte ingaggi sopra i 25 milioni, staff tecnico di livello, investimenti significativi nel mercato e nel vivaio.

La Serie B è dunque un campionato a due, anzi a tre, velocità anche sul piano economico. La differenza tra il club con il budget più alto e quello con il budget più basso può essere di 1 a 4 o 1 a 5, un divario che spiega molte delle dinamiche sportive che vediamo in campo ogni settimana.

24 Settembre 2026

Marco Della Pietra

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