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Catanzaro-Carrarese, la chiave tattica: pazienza, possesso e la giocata decisiva nel finale

Nella quarta giornata del campionato di Serie B, al Ceravolo è andato in scena il match tra Catanzaro e Carrarese. Analizziamo la chiave tattica di Catanzaro-Carrarese.

Giorgio Gorgone ha confermato il 3-4-2-1, affidandosi a Pigliacelli tra i pali, Ruggero, Antonini e Verrengia nella linea a tre, Dorval e Alesi sugli esterni e alla coppia Petriccione-Mosti in mezzo al campo. Alle spalle di Pecorino, hanno agito Pafundi e Iemmello, con il compito di muoversi tra le linee e creare superiorità alle spalle del centrocampo avversario.

Gabriele Cioffi ha invece proposto la Carrarese con un 3-5-2, formato da Ruggeri, Oliana e Reale davanti a Pizzignacco, con Rouhi e Parlanti esterni e Martini, Schiavi e Topalovic nel settore centrale. In avanti, la coppia Cissé-Abiuso.

La differenza strutturale più interessante era quindi nella gestione degli spazi offensivi. Il Catanzaro disponeva di due giocatori liberi tra le linee, mentre la Carrarese cercava di proteggere il centro del campo con una linea a cinque, abbassando spesso gli esterni fino a formare una sorta di 5-3-2 in fase di non possesso. Vediamo insieme la chiave tattica: pazienza, possesso e la giocata decisiva nel finale.

Primo tempo: il possesso del Catanzaro contro il blocco basso della Carrarese

Il primo tempo ha evidenziato in maniera molto netta la contrapposizione tra le due strategie. Il Catanzaro ha assunto immediatamente il controllo del pallone e del territorio. La squadra di Gorgone ha cercato di costruire dal basso attraverso la superiorità numerica garantita dai tre difensori, mentre Dorval e Alesi occupavano stabilmente l’ampiezza. L’obiettivo era quello di allargare il 5-3-2 della Carrarese per aprire gli spazi interni a Pafundi e Iemmello.

Proprio i due trequartisti hanno rappresentato la principale soluzione tattica del Catanzaro. Pafundi tendeva a partire dalla zona sinistra per poi accentrarsi, mentre Iemmello si muoveva con maggiore libertà alle spalle di Pecorino. In questo modo, il Catanzaro provava a creare situazioni di 3 contro 2 nella zona centrale, costringendo almeno uno dei centrocampisti della Carrarese ad abbassarsi per seguire i movimenti tra le linee.

La Carrarese, invece, non aveva interesse a contendere il possesso nella metà campo avversaria. La scelta di Cioffi è stata quella di raccogliere molti uomini sotto la linea della palla, riducendo gli spazi tra centrocampo e difesa e cercando di trasformare ogni recupero in una transizione offensiva. È significativo che le occasioni migliori degli ospiti siano nate proprio da errori o palle perse del Catanzaro. Al 9’, Abiuso ha avuto una buona opportunità dopo una situazione di questo tipo.

Il problema per il Catanzaro è stato invece trasformare la superiorità territoriale in occasioni pulite. La migliore è arrivata al 25’, quando Iemmello ha trovato Pecorino con una soluzione verticale: l’attaccante ha controllato di petto e concluso al volo, senza però trovare la porta. Pafundi ha poi provato più volte ad attaccare il mezzo spazio e a ricevere fronte alla porta, creando ulteriori problemi alla difesa ospite.

Catanzaro-Carrarese tattica

Secondo tempo: il Catanzaro aumenta la pressione, la Carrarese trova maggiore coraggio

Nella ripresa la struttura di base non è cambiata, ma è cambiato progressivamente il modo di interpretarla. Il Catanzaro ha continuato a occupare stabilmente la metà campo offensiva, aumentando però la frequenza delle combinazioni sulle corsie e delle ricezioni tra le linee. La sostituzione di Verrengia con Imperiale all’intervallo ha dato, inoltre, maggiore linearità alla gestione della fascia sinistra.

La chiave è stata la capacità del Catanzaro di non forzare immediatamente la giocata decisiva. La squadra ha continuato a muovere il pallone, cercando di spostare orizzontalmente il blocco della Carrarese prima di attaccarlo. Pafundi è diventato progressivamente il principale elemento di imprevedibilità. Partendo dalla sua posizione di trequartista, ha cercato di ricevere tra le linee e puntare direttamente la difesa.

Gorgone ha poi modificato progressivamente gli interpreti offensivi: Candela, Tchaouna e Koffi sono entrati per aumentare energia e capacità di attacco degli spazi. L’obiettivo era evidente: mantenere alta l’intensità della pressione anche nella fase finale e impedire alla Carrarese di respirare.

Paradossalmente, proprio nel momento in cui il Catanzaro sembrava avere il completo controllo della gara, la Carrarese ha avuto la sua occasione più importante. Al 75’, Marconi, appena entrato, ha colpito addirittura due pali nella stessa azione. È un episodio tatticamente significativo, perché nasce da una delle poche situazioni in cui la squadra di Cioffi è riuscita ad alzare il baricentro e ad attaccare con più uomini.

Il Catanzaro ha però reagito senza perdere struttura e, pochi minuti più tardi, ha trovato la soluzione che per tutta la gara aveva cercato. Pafundi ha rotto la linea difensiva con una giocata individuale, superando Reale e servendo Iemmello, che ha attaccato lo spazio alle spalle della difesa, superato Pizzignacco e depositato in rete all’83’.

Il gol è la sintesi perfetta della partita dal punto di vista tattico: dopo ottanta minuti nei quali il Catanzaro aveva cercato soprattutto di creare superiorità attraverso il possesso e la circolazione, a decidere è stata una situazione di 1 contro 1 e attacco della profondità, cioè proprio quel tipo di giocata individuale che Gorgone aveva indicato come determinante contro una squadra così raccolta.

Conclusioni: il dominio territoriale premia il Catanzaro

Dal punto di vista tattico, il successo del Catanzaro è meritato perché la squadra di Gorgone ha imposto per gran parte dei novanta minuti ritmo, possesso e territorio, costringendo la Carrarese a difendere molto bassa. La scelta del 3-4-2-1 si è rivelata funzionale soprattutto per la presenza contemporanea di Pafundi e Iemmello tra le linee. I due hanno dato alla manovra quella imprevedibilità necessaria per attaccare una difesa schierata a cinque.

Il limite principale del Catanzaro è stato però la difficoltà nel trasformare la superiorità in gol. Contro un blocco così compatto, il semplice possesso non è sufficiente: servono cambi di ritmo, attacchi dello spazio e soprattutto giocate individuali capaci di rompere la struttura avversaria. Ed è esattamente ciò che è successo con Pafundi e Iemmello nel finale.

La Carrarese, dal canto suo, ha interpretato la partita secondo una logica molto precisa: abbassarsi, proteggere il centro, concedere poco spazio tra le linee e cercare la profondità nelletransizioni. Per lunghi tratti la strategia ha funzionato e il doppio palo di Marconi dimostra come, nonostante il predominio del Catanzaro, la squadra di Cioffi sia riuscita a mantenere una minaccia offensiva.

Lo stesso allenatore toscano ha sottolineato come, nella ripresa, la migliore occupazione degli spazi abbia permesso alla sua squadra di creare pericoli con maggiore facilità.

In definitiva, Catanzaro-Carrarese è stata una partita nella quale il risultato ha premiato la squadra capace di mantenere maggiore continuità nel proporre calcio. Il Catanzaro ha controllato la gara attraverso il possesso e la pressione, mentre la Carrarese ha provato a resistere attraverso compattezza e transizioni. Alla fine, sono stati la qualità di Pafundi e la capacità di Iemmello di leggere e attaccare lo spazio a rompere l’equilibrio.

Una vittoria costruita soprattutto sulla pazienza tattica, prima ancora che sulla giocata decisiva arrivata all’83’.

15 Settembre 2026

Alessandro De Brasi

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