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Marketing visivo in Serie B: la trappola di imitare i grandi club

Le regioni italiane in Serie B

Nel 2017 la Juventus ha cancellato il suo stemma ovale centenario e lo ha sostituito con una “J” essenziale, disegnata da un’agenzia internazionale di branding. Un marchio pensato per i mercati esteri, per lo streetwear e per i formati digitali, più vicino a un logo di moda che a uno scudetto calcistico. Otto anni dopo i tifosi chiedono il ritorno del vecchio stemma sulle maglie celebrative. Questa parabola spiega bene cosa sia oggi il marketing visivo, un terreno su cui anche la Serie B sta iniziando a giocare.

Il minimalismo ha un prezzo

Il rebranding bianconero condensava tre elementi del club, le strisce, lo scudetto e l’iniziale, in un segno versatile su ogni supporto. Sulla carta, un’operazione perfetta ma il rovescio della medaglia è emerso subito.

Più un marchio è ridotto all’osso, più assomiglia a qualsiasi altro logo minimalista in circolazione, tanto che la “J” ha raccolto accuse di somiglianza con marchi sportivi e commerciali già esistenti. Il calcio è fatto di epica, sudore e appartenenza, e uno stemma ridotto a una lettera rischia di diventare intercambiabile. Forse la Juventus ha guadagnato flessibilità globale e ha lasciato per strada una parte del proprio immaginario.

La distinzione conta più della modernità

Qui sta la lezione per un club di provincia: il patrimonio vero è la specificità. Un marchio minimalista rende una squadra uguale a mille altre, mentre un asset distintivo resta difficile da replicare e per questo prezioso. L’aquila del Palermo è una combinazione cromatica e stilistica unica nel panorama nazionale.

Il volto del Baciccia della Sampdoria è un logo umano che pochissimi club al mondo possono vantare. Inseguire l’estetica globale levigata dei grandi significa spendere denaro per cancellare l’unico elemento che ti rende riconoscibile.

Il trend si sta invertendo

Il mercato ha già cambiato direzione. Le maglie retrò con gli stemmi storici, le linee nostalgia e la richiesta di autenticità raccontano un pubblico che oggi premia l’eredità. Per esempio, l’Ascoli si muove su questa scia, il restyling presentato a fine giugno interviene soprattutto su forma e stile, riportando il crest alla sagoma circolare della sua epoca più gloriosa, senza stravolgere gli elementi che i tifosi riconoscono. Un aggiornamento misurato, che guarda avanti attingendo alla storia.

Il prossimo rebranding?

Il Pisa sta testando la strada opposta, con un restyling in chiave minimalista studiato tramite sondaggi sul pubblico e ancora non ufficiale. Due filosofie a confronto. Per una squadra senza un mercato globale da conquistare, il valore dell’immagine resta locale e patrimoniale. La mossa intelligente per la Serie B sta nel costruire un sistema coerente e riconoscibile, radicato nella storia, invece di rincorrere una freddezza corporate che perfino i grandi club stanno rimpiangendo.

direttori sportivi Serie B 2026/27, marketing visivo Serie B

19 Luglio 2026

Jacopo Giuccioli

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