Per la prima volta in carriera, Alessandro Diamanti guiderà una prima squadra. Il Cesena ha deciso di affidargli la panchina per la stagione 2026/27, puntando su un allenatore esordiente, ma dal grande carisma.
Tra le persone più felici della sua nomina c’è Pierpaolo Bisoli, uno degli allenatori che hanno maggiormente inciso sulla sua crescita da calciatore. In una lunga intervista al Corriere Romagna, il primo consiglio che gli ha dato non riguarda moduli o schemi di gioco.
“Gli direi di diventare romagnolo.”
L’investitura per la prima vera panchina
Quella di Cesena sarà la prima esperienza di Diamanti alla guida di una prima squadra. Una sfida importante, in una piazza che vive di calcio e dove le aspettative sono elevate.
E Bisoli lo sa bene.
“Ho pensato che ha ricevuto un’investitura importante. Arriva in un posto speciale, dove ci sono già 6.000 persone che si sono abbonate a scatola chiusa. Cesena vive di calcio, rappresenta la Romagna, ha un senso di appartenenza unico.”
È proprio conoscendo l’ambiente bianconero che Bisoli ha voluto lanciare un messaggio preciso al suo ex giocatore.
“Gli direi di essere sempre vero, di non cambiare e di non fingere mai. E poi di diventare romagnolo, cioè di pensare con la testa dei romagnoli. Dovrà calarsi nel posto e capire come funziona a Cesena. Dovrà essere passionale e viscerale, ma anche empatico.”
Perché, secondo Bisoli, è questo il segreto per conquistare una piazza esigente come quella cesenate.
“Se sei così la gente di Cesena sa anche perdonarti. Ma se fai il professore e se sei altezzoso fa molta più fatica ad apprezzarti.”
“Per me è come un figlio”
Il rapporto tra i due nasce oltre vent’anni fa, quando Bisoli allenava il Prato. Fu lui a credere per primo nelle qualità di un giovane Diamanti.
“Quando il presidente Toccafondi me lo portò a Prato gli dissi: ‘Se mi ascolti, vedrai che arrivi in Serie A. Dopo Dimitri e Davide, lo considero il mio terzo figlio. Ad Alino sono molto affezionato e gli voglio un gran bene.”
Da giovane talento a giovane allenatore
Bisoli ricorda anche il carattere particolare del suo ex giocatore.
“Tutti lo consideravano un matto, ed effettivamente lo era. Ma è sempre stato un matto buono e soprattutto intelligente.”
Secondo lui saranno proprio personalità ed entusiasmo a permettere a Diamanti di affrontare la sua prima avventura da allenatore. Una sfida diversa rispetto a quella vissuta dallo stesso Bisoli quando debuttò in Serie B proprio sulla panchina del Cesena.
“Io avevo già vinto un campionato e conoscevo l’ambiente. Alino questo credito non ce l’ha. Tutti lo aspetteranno al varco, ma lui ha una personalità fortissima e si farà trovare pronto.”
Per Diamanti inizia così il capitolo più importante della sua nuova carriera. E il primo insegnamento ricevuto non parla di calcio giocato, ma di identità: per allenare il Cesena, prima ancora che tecnico, dovrà diventare romagnolo.
