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Centravanti italiano in Serie B: il prototipo di attaccante che la Serie A ha smesso di cercare

Adorante come Pio Esposito

C’è un dato che spiega bene perché il centravanti italiano in Serie B abbia ancora cittadinanza piena, mentre in Serie A è diventato una figura rara. Nella stagione in corso, secondo l’Università del Calcio, 14 club su 20 della cadetteria schierano una difesa a tre come impianto di base e 8 di loro adottano il 3-5-2 puro. È un dato strutturale, non episodico, e racconta un campionato che continua a costruire il proprio gioco attorno a un riferimento offensivo classico. Il resto, dai mercati alle academy, segue di conseguenza.

Cosa chiede davvero la Serie B al numero nove

Il 3-5-2 e le sue varianti, dal 3-4-1-2 al 3-4-2-1, condividono un’impostazione di fondo. Il centro del campo viene affollato per garantire densità e raddoppi, mentre la spinta in ampiezza viene affidata ai quinti. La conseguenza tattica è chiara: gli attacchi nascono spesso sulle catene laterali, si concludono con cross o ribaltamenti rapidi, e cercano la finalizzazione centrale. Il centravanti diventa il fulcro di un sistema che lavora per portargli palla in zona di rifinitura.

Questo richiede caratteristiche precise. Il numero nove di Serie B deve saper attaccare il primo palo sui cross, vincere il duello aereo, proteggere il pallone spalle alla porta per innescare la seconda punta o l’inserimento della mezzala. Deve sapersi staccare dal marcatore con il movimento incontro e gestire il calcio piazzato. Sono fondamentali da centravanti tradizionale, allenati per anni nelle academy italiane e raramente al centro del lavoro tecnico nei vivai delle altre scuole europee.

Perché la Serie A ha cambiato profilo

La massima serie italiana ha imboccato un’altra strada. I moduli più diffusi, dal 4-3-3 al 4-2-3-1, lavorano su una punta sola, spesso chiamata a partecipare alla costruzione, ad attaccare la profondità con i tempi giusti e a gestire fasi di possesso lungo. Servono attaccanti di gamba e di passo, capaci di reggere il pressing alto, di scambiare nello stretto e di muoversi tra le linee.

È un profilo che il mercato europeo offre in abbondanza, dai prospetti scandinavi a quelli sudamericani, e che ha progressivamente sostituito il centravanti d’area di scuola italiana. La Serie A degli ultimi anni si è abituata a numeri nove come Vlahovic, Lautaro Martínez, Lukaku, Hojlund, Retegui. Profili tecnici, mobili, costruiti per un calcio diverso. L’attaccante italiano classico, quello che apre la difesa con un movimento e finalizza con due tocchi, è rimasto fuori dalle prime scelte.

Pohjanpalo vicino a un record storico, MVP Serie B

Il centravanti italiano in Serie B

In cadetteria, invece, quel prototipo è merce ancora pregiata. Massimo Coda, il bomber in attività più prolifico della Serie B con 112 reti, è il manifesto del genere: capacità di attaccare l’area, finalizzazione di destro e di testa, scarso dinamismo lontano dal centravanti d’area ma efficacia rara dentro i sedici metri. Prima di lui, lo stesso ruolo era stato di Alfredo Donnarumma, Francesco Caputo, Giampaolo Pazzini, Gianluca Lapadula.

Il dato dei capocannonieri lo conferma. Negli ultimi dieci anni, la classifica marcatori della Serie B è stata vinta quasi sempre da centravanti italiani o di doppia nazionalità. L’eccezione recente di Joel Pohjanpalo nel 2025/26 non capovolge il quadro: il finlandese ha caratteristiche da prima punta tradizionale, anche se sopra la media tecnica del campionato, e quindi rientra perfettamente nel profilo che la cadetteria sa allenare e sa premiare.

C’è poi una logica di mercato. Il centravanti italiano d’area costa relativamente poco rispetto ai pari ruolo stranieri richiesti dalla Serie A, ha contratti gestibili, conosce il campionato e i suoi ritmi. Per un club di B significa avere un fondamentale di sostegno alla rosa con un investimento sostenibile. È un equilibrio che si autoalimenta: i moduli chiamano quel profilo, le società lo acquistano, le academy continuano a produrlo.

Il risultato è un campionato che mantiene viva una tradizione tattica che il calcio internazionale ha in gran parte riformato. La Serie B non è un museo, ma è oggi uno dei pochi laboratori dove il mestiere del centravanti classico si tramanda da una generazione all’altra.

28 Giugno 2026

Jacopo Giuccioli

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