Il dossier dei diritti televisivi del calcio italiano si muove sul piano politico da circa un anno, ma resta senza un testo definitivo. La cosiddetta riforma Abodi, dal nome del ministro per lo Sport, è una legge delega che dovrebbe superare la cornice fissata dal decreto Melandri-Gentiloni del 2008 e riscrivere le regole di commercializzazione e ripartizione dei diritti audiovisivi.
Per la Serie B, lega che dipende strutturalmente dalla mutualità versata dalla Serie A, le implicazioni possono essere significative. A oggi, però, si ragiona su bozze, dichiarazioni e principi: il testo formale è atteso da mesi e non è ancora pubblico.

Lo stato della Riforma Abodi
La prima bozza tecnica della legge delega è uscita pubblicamente nel giugno 2025, generando l’immediata reazione critica della Lega Serie A. Il ministro Abodi ne ha ridimensionato la portata, definendola un documento interno, e ha annunciato per settembre 2025 la presentazione ufficiale.
Ad aprile 2026 il dossier è entrato in una fase di negoziato con le commissioni parlamentari competenti, in parallelo alla campagna elettorale per la presidenza FIGC con assemblea fissata al 22 giugno. La traiettoria normativa prevede decreti attuativi entro dodici mesi dall’approvazione della delega, con entrata in vigore per i campionati al via dal 1° luglio 2026, secondo quanto previsto dalla bozza circolata. La tempistica resta incerta.
I tre punti che interessano la Serie B
Il primo punto è il principio di mutualità. Abodi ha più volte sostenuto che la mutualità italiana sia la più bassa d’Europa e che vada ripensata nell’ottica di una crescita del montante complessivo dei ricavi della Serie A. La sua posizione punta più all’aumento della torta che alla redistribuzione interna.
La Lega Serie A, attraverso il presidente Ezio Simonelli, ha espresso netta opposizione a qualsiasi incremento della mutualità esterna, sostenendo di contribuire già nella misura del 10% dei diritti audiovisivi al sostegno delle categorie inferiori. La Lega B, dal canto suo, chiede da anni il recupero della quota perduta nel 2016, quando la percentuale di mutualità destinata alla cadetteria è stata ridotta dal 7,5% al 6%.
Il secondo punto riguarda i criteri di ripartizione. La bozza prevede una quota superiore al 50% distribuita in parti uguali, una legata ai meriti sportivi maturati dal 1999/2000 in poi e una basata sulla formazione e sull’utilizzo dei giovani italiani. Dalla cornice scomparirebbero i riferimenti agli spettatori allo stadio e all’audience televisiva, oggi pesanti per i grandi club. La logica è premiare chi forma giovani: un criterio che, sulla carta, valorizzerebbe il ruolo di “anello intermedio” della Serie B, che già internamente ripartisce i propri ricavi pesando in modo significativo il minutaggio degli Under 21 e Under 23 convocabili dalle nazionali FIGC.
Il terzo punto è la no single buyer rule, il principio che vieta la vendita esclusiva a un solo operatore. Abodi ha proposto di abrogarlo per restituire flessibilità commerciale. Questo riguarderebbe principalmente la Serie A, ma indirettamente impatta anche la Serie B: se la massima serie riesce a far crescere i ricavi grazie a un’asta più aperta, aumenta la base imponibile su cui calcolare la mutualità.
La posizione della Lega B sulla Riforma Abodi
La Lega presieduta da Paolo Bedin, eletto a fine 2024, ha mantenuto un approccio prudente. Bedin ha ripetutamente indicato la sostenibilità economico-finanziaria dei club come priorità di mandato e ha aperto a un dialogo di filiera con Serie A e Lega Pro. Ad aprile 2026, l’assemblea di Lega ha approvato un percorso esplorativo per portare le priorità della cadetteria al tavolo politico in vista delle elezioni federali. Le richieste prioritarie restano due: il recupero della quota di mutualità persa nel 2016 e una valorizzazione formale del ruolo della B come laboratorio dei giovani.
Cosa resta da capire
La distanza tra l’impianto della bozza e gli interessi della Serie A è il principale fattore di incertezza. Quanto delle ipotesi attuali sopravviverà al passaggio parlamentare è materia di negoziato politico, non di analisi tecnica. Sul fronte cadetto, la sfida non sarà solo ottenere una quota maggiore di mutualità, ma vincolarne l’utilizzo a obiettivi finalizzati, come il miglioramento delle infrastrutture e dei settori giovanili, come del resto suggerisce lo stesso impianto del ddl.
FAQ
Quando entrerà in vigore la riforma Abodi? La bozza di legge delega prevede l’entrata in vigore per i campionati al via dopo il 1° luglio 2026, con decreti attuativi entro dodici mesi dall’approvazione. Tuttavia, ad aprile 2026 il testo definitivo non è ancora stato approvato.
Cosa rischia di cambiare per la mutualità Serie A-Serie B? La direzione politica suggerita dal ministro Abodi punta più all’incremento dei ricavi complessivi della Serie A che a una redistribuzione percentuale. La Lega A si oppone a qualsiasi aumento della quota destinata alle categorie inferiori.
