In una profonda intervista, l’attaccante Francesco Ruocco ha svelato il percorso di terapia intrapreso per superare le pressioni del passato, le delusioni giovanili e il peso delle aspettative, trovando finalmente la serenità e la forza di accettare le proprie debolezze senza vergogna.

Ruocco racconta il suo percorso psicologico
Francesco Ruocco si racconta senza filtri, svelando il lato più umano e vulnerabile del calciatore. In una toccante intervista, l’attaccante del Mantova ha ripercorso le tappe più difficili della sua carriera, svelando come un percorso di supporto psicologico sia stato decisivo per la sua rinascita personale e professionale.
Il fantasista ha parlato apertamente delle pressioni vissute sin da bambino, quando a soli dieci anni lasciò Napoli per trasferirsi nel settore giovanile del Brescia, caricandosi sulle spalle enormi aspettative e i sacrifici della sua famiglia. Dopo l’iniziale delusione dell’esclusione dai lombardi e i timori legati ai successivi trasferimenti, tra cui quello recente a Mantova segnato anche da qualche infortunio, per l’attaccante è arrivata la svolta grazie alla scelta di affidarsi a uno specialista.
“Ho deciso di andare in terapia. Mi è servito tanto per guardare e abbracciare le mie fragilità, fare pace con alcuni pesi e ritrovare serenità”, ha spiegato Ruocco, evidenziando l’importanza di superare i tabù legati alla salute mentale nel mondo dello sport. Un percorso che gli ha permesso di superare il senso di colpa per i sacrifici altrui e di guardarsi dentro senza giudicarsi: “Lo psicologo mi ha permesso di essere me stesso senza vergogna e di fare pace con quel peso che portavo da quando avevo dieci anni”.
Oggi, forte anche dell’affetto della moglie Alessia e della stima di un club che lo ha atteso e valorizzato, Ruocco si gode il momento d’oro in maglia biancorossa, coronato di recente dal rinnovo di contratto fino al 2029. Ristabilito l’equilibrio interiore, il giocatore guarda al futuro con orgoglio e maturità, consapevole del cammino compiuto: “Mi sono costruito la mia serenità… Quel bambino è diventato un uomo. È orgoglioso del suo viaggio”.
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